La Nuova Sardegna

Il parassita millenario

Scuola e pidocchi, con il rientro aumenta il rischio focolai: cosa fare e cosa evitare – Parola al pediatra

di Carolina Bastiani
Scuola e pidocchi, con il rientro aumenta il rischio focolai: cosa fare e cosa evitare – Parola al pediatra

Il presidente della Fimp Sardegna Al Jamal spiega trasmissione, diagnosi e trattamento

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Sassari Zaino in spalla, astucci carichi – i pennarelli allineati sembrano munizioni –, diari ancora immacolati. Forse manca qualche libro, ma gli alunni sardi da oggi 14 settembre sono quasi tutti a scuola. E insieme a loro, però, potrebbero esserci anche altri compagni di banco poco simpatici. No, non il cocco della maestra che sa sempre tutto. Ma i pidocchi. Piccoli parassiti che l’uomo ospita da milioni di anni e che con il rientro in aula fanno festa. E con grande rammarico dei genitori, i casi in Italia sono in aumento. Ad affermarlo è il pediatra Osama Al Jamal, presidente della Fimp Sardegna, sezione regionale della Federazione italiana medici pediatri che spiega cosa sono, su quali testoline preferiscono banchettare e che cosa fare in caso di pediculosi. Due i moniti principali: serve una diagnosi prima di intervenire; non tacciare chi ne è infestato di scarsa igiene. Anzi, a quanto pare preferiscono un ambiente pulito.

La trasmissione

Esistono tre diverse specie di pidocchi: quello della testa, quello del corpo e quello del pube. Il primo è il più diffuso ed è l’oggetto delle analisi e delle raccomandazioni del medico pediatra. «È un problema molto comune  – spiega –  soprattutto nei bambini in età prescolare e scolare in particolare tra 3 i tre e gli 11 anni, perché hanno più occasioni per contatti stretti. Le bambine, a causa dei capelli lunghi, sono più colpite dei maschi». Ma in realtà nessuna età ne è esente. La trasmissione avviene soprattutto per contatto diretto testa-testa con persone già infestate oppure, più raramente, attraverso lo scambio di indumenti o altri effetti personali come pettini e spazzole. Insomma, non saltano, non hanno le ali e quindi non volano. Il loro habitat è la testa – vivono esclusivamente su quella dell’uomo – lontani dalla quale muoiono in poco tempo. «Si attaccano al fusto dei capelli dove depongono le uova e si nutrono succhiando sangue». Lì trovano anche la temperatura ideale, che è intorno ai 37 gradi.

Sintomi, diagnosi e trattamento

Ma una volta attecchiti, come si manifestano? «Attraverso irritazione ed intenso prurito – continua il medico  –. I bambini tendono a grattarsi molto e per questo rischiano anche di provocarsi dermatite e la possibile sovrainfezione batterica da stafilococchi ossia impetigine del cuoio capelluto». I pidocchi, quindi, possono indirettamente causare un’infezione localizzata, ma la buona notizia è che non diffondono malattie né trasportano agenti patogeni per l’uomo.

Fondamentale la diagnosi, che è il passo propedeutico alla terapia. «La diagnosi  – continua il dottor Al Jamal – si basa sulla presenza di prurito, lendini – cioè le uova – e del pidocchio adulto. Anche se è più facile individuare le lendini, solitamente attaccate alla radice dei capelli, soprattutto di quelli intorno alle orecchie».

Una volta accertata la loro presenza, il bambino deve interrompere la frequenza delle lezioni e vanno controllati i suoi famigliari e gli altri bambini con cui è entrato in contatto, anche in ambienti sportivi per esempio. In particolare, va avvisata la scuola che, senza fare nomi, avviserà a sua volta tutti gli altri genitori. Ma non c’è da vergognarsi. È importante sottolinearlo perché avere i pidocchi può essere causa di esclusione sociale. «Chi manifesta i pidocchi – sottolinea il medico – non è una persona “sporca”, la pediculosi non ha a che fare con la scarsa igiene». 

Altro passaggio fondamentale nel trattamento, il lavaggio ad alte temperature di lenzuola, asciugamani e abbigliamento. E ciò che è scomodo da lavare può essere sigillato per qualche giorno in sacchetti di plastica: i pidocchi non hanno scampo lontani dal cuoio capelluto. Evitare anche la condivisione di indumenti, spazzole e pettini. 

Ma ora veniamo alla terapia. «La terapia va iniziata solo in caso di diagnosi accertata – ci tiene a ribadire il pediatra – e prevede l’utilizzo prodotti insetticidi presenti in commercio: polveri aspergibili, shampoo, lozioni o spray a base dell'estratto di piretro. Il trattamento va ripetuto a distanza di sette giorni  In alternativa – continua – si può ricorrere ad un dispositivo medico a base di tocoferolo acetato (vitamina E) che elimina i pidocchi per soffocamento ed è privo di rischi». È utile anche pettinare i capelli da bagnati con il pettine da pidocchi che aiuta a rimuovere le uova del parassita. Una volta iniziato il trattamento, stando alla vigente circolare del ministero della Sanità del marzo 1998, il bambino può tornare in classe. 

Prevenzione

Per quanto riguarda la prevenzione, un falso mito è legato all'esistenza di prodotti definiti “preventivi” della pediculosi. Il dottor Al Jamal smonta tutto. «Non esistono prodotti che possono prevenire l’infestazione, quindi raccomando di non usare i cosiddetti repellenti perché non hanno nessuna efficacia». I falsi miti sono poi legati, come spesso accade, ai metodi fai-da-te. In questo caso, uno, gastronomico e inutile, prevede l’uso di maionese; altri, più estremi, quello di alcol e benzina: questi ultimi, oltre ad essere inutili, sono anche potenzialmente pericolosi.   

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