La Nuova Sardegna

L’appello degli allevatori

Pastori, nuovo allarme latte: «Servono 1,60 euro al litro o sarà protesta»

Pastori, nuovo allarme latte: «Servono 1,60 euro al litro o sarà protesta»

Da Tramatza la richiesta di confronto con tutti gli attori della filiera lattiero-casearia

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Tramatza A sette anni dalla “guerra del latte”, i pastori ritornano a mobilitarsi. Nell'affollata assemblea di Tramatza gli allevatori hanno chiesto un confronto democratico con tutti gli attori della filiera lattiero-casearia: trasformatori cooperativi e industriali, consorzi - a partire da quello del Pecorino Romano - e gli assessorati regionali all'Agricoltura e alla Sanità, quest'ultimo chiamato in causa per le malattie animali, dalla dermatite nodulare contagiosa dei bovini alla lingua blu.

La nuova campagna lattiero-casearia parte a fine ottobre e i pastori non vogliono aspettare il saldo di febbraio per conoscere il prezzo. «Vogliamo essere aggiornati sulle problematiche del settore e sul prezzo della prossima campagna - spiegano i portavoce Gianuario Falchi, Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna -. La vecchia si sta chiudendo a 1,40 euro al litro, ma i costi di produzione ci stanno strozzando: il gasolio agricolo è a 1,60 euro, il concime a 1,20, e per un ettaro di erbaio si spendono 500-600 euro».

Il conto non torna e, secondo una prima stima, per ricavare qualcosa dalla produzione di latte ovino il prezzo minimo dovrebbe partire da 1,60 euro al litro. «Rispetto al 2019 siamo in una situazione peggiore - accusano i quattro portavoce - perché la crisi globale la stiamo pagando tutta noi, che siamo la parte produttiva. Serve una soluzione condivisa: non si può continuare a produrre in perdita. Come allora, dobbiamo salvare il nostro lavoro». E se la richiesta di un tavolo non sarà ascoltata, gli allevatori sono pronti a scendere di nuovo in piazza.

Il nodo non è solo il prezzo del latte. A preoccupare è anche l'andamento del Pecorino Romano Dop: secondo la Clal, la centrale alimentare del latte, i prezzi all'ingrosso del formaggio sulla piazza di Milano sono calati dall'inizio dell'anno di circa l'11%, scendendo a 10,30 euro al chilo per la stagionatura oltre otto mesi. Ismea Mercati registra ad agosto un prezzo medio all'origine di 11,36 euro al chilo, in flessione dell'8,9% su base annua.

Un mercato, quello sardo, unico in Italia: nell'isola si concentra quasi tutta la produzione nazionale di latte di pecora, destinata in gran parte al Pecorino Romano Dop. Sono i caseifici, tra industrie private e cooperative, a determinare di fatto il prezzo che arriva in stalla, spesso attraverso accordi quadro negoziati collettivamente. Un meccanismo che i pastori denunciano come strutturalmente sbilanciato, aggravato dai ritardi nell'erogazione dei fondi della Politica Agricola Comune e dall'incertezza sulla prossima programmazione. Sul tavolo c'è anche la richiesta di applicare pienamente la direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali, che vieta la vendita di prodotti agricoli sotto i costi di produzione.

La richiesta di fondo resta la stessa dai tempi della guerra del latte: un prezzo del latte che copra davvero i costi, in un settore che gli stessi pastori rivendicano come pilastro dell'economia isolana.

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