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Capotreno ucciso, caos al processo: Jelenic insulta l’avvocata e cerca di sfondare la gabbia – Cosa è successo


	A sinistra il capotreno Alessandro Ambrosio. A destra l'imputatto Jelenic 
A sinistra il capotreno Alessandro Ambrosio. A destra l'imputatto Jelenic 

L’uomo è imputato per l’omicidio di Alessandro Ambrosio avvenuto il 5 gennaio scorso

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Bologna È ripreso oggi 23 settembre in Corte d’assise il processo a Marin Jelenic, 36enne croato senza fissa dimora accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso il 5 gennaio scorso. Il 34enne era fuori servizio e stava raggiungendo un amico nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione quando è stato colpito alla schiena con una coltellata, risultata fatale. Il movente non è ancora stato chiarito.

In aula Jelenic si è presentato vestito di nero. Inizialmente tranquillo nella gabbia degli imputati, ha salutato con il pollice alzato, poi ha iniziato a camminare avanti e indietro. L’udienza prevedeva le deposizioni del perito nominato dalla Corte e dei consulenti di parte per la Procura. Dalla perizia psichiatrica l’imputato è stato ritenuto capace di intendere e di volere e di partecipare al processo.

La perizia psichiatrica

Secondo il perito, Jelenic appariva lucido e orientato e durante gli incontri non sono mai emersi sintomi deliranti. Lo ha descritto come una persona intelligente e abile, capace di gestire la situazione e molto disinvolta. Pur parlando bene italiano, avrebbe chiesto di comunicare in inglese e avrebbe rifiutato di parlare di sé e dell’omicidio, sostenendo di non avere alcun legame con il delitto. Il perito ha inoltre riferito che Jelenic non assumeva farmaci e non aveva manifestato sintomi di astinenza durante la detenzione. Il perito ha parlato anche di un consumo importante di alcol, precisando però che, quando non è sotto l’effetto di sostanze, l’uomo appare lucido.

Caos in aula

Durante la deposizione, Jelenic ha improvvisamente perso la calma. Si è alzato e ha iniziato a urlare contro il perito e la propria avvocata, chiedendo di cambiarla. Poi ha preso a colpire con calci le pareti della gabbia, cercando di sfondarla. Ha poi insultato gli agenti della polizia penitenziaria e sputando contro il vetro. "Mafia italiana bastardi". Il presidente ha quindi disposto il suo allontanamento dall’aula. Il giudice ha definito il comportamento dell’imputato indegno e ha riferito che più volte Jelenic avrebbe sostenuto, urlando, che il processo fosse di natura politica. L’avvocata, visibilmente scossa dopo gli insulti ricevuti, ha chiesto di essere dispensata dall’incarico.

L’alcol

Terminato il momento di tensione, il racconto in aula è proseguito. Il 5 gennaio l’uomo era arrivato da Milano a Bologna. Le telecamere lo hanno ripreso mentre acquistava due lattine di birra, seguite da un’altra e poi da altre due. Dopo l’omicidio è tornato al supermercato per comprarne un’altra. Secondo quanto riferito in aula, la quantità di alcol assunta corrisponde a circa un grammo per chilo. In un'altra occasione era stato trovati anche alcuni contenitori con sostanze stupefacenti. Secondo la perizia, quando è sotto l’effetto di alcol o droghe Jelenic perde completamente il controllo.

I precedenti

In un precedente episodio Jelenic avrebbe aggredito due ragazze in stazione a Bologna, mentre a Vercelli, ha aggredito tre carabinieri, in caserma ha orinato per terra: "Ammazzo i vostri figli e le vostre mogli". Dal suo passato in Croazia, emerge che aveva minacciato di morte la madre e picchiato il padre. La madre lo aveva denunciato e aveva chiamato le forze dell'ordine.

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