Il presidente Mattarella emana il nuovo decreto legge sulla scuola
Misure per l’avvio dell’anno scolastico, il Pnrr, l’integrazione degli studenti stranieri, università e ricerca
Roma Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha emanato oggi, mercoledì 30 settembre, il decreto legge con le misure urgenti per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027. Il provvedimento riguarda anche gli interventi del Pnrr di competenza del ministero dell’Istruzione e del Merito, l’integrazione degli studenti stranieri nelle scuole, la formazione superiore e la ricerca. Contestualmente, il capo dello Stato ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge per la conversione del decreto. Si apre quindi il passaggio parlamentare. In base all’articolo 77 della Costituzione, i decreti legge devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni dalla pubblicazione; in caso contrario perdono efficacia fin dall’inizio.
Il decreto arriva al Quirinale dopo giorni di forti polemiche, concentrate soprattutto sulle nuove regole per la composizione delle classi. Dal 2027/2028, nelle classi prime della scuola primaria gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non potranno superare il 30 per cento del totale. Nelle prime classi delle secondarie di primo e secondo grado lo stesso limite riguarderà gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema scolastico italiano per almeno tre anni. Non si tratta dunque di un tetto indistinto applicato a tutti gli studenti stranieri.
Quando le iscrizioni non permetteranno di rispettare la soglia, toccherà agli uffici scolastici territoriali organizzare una distribuzione più equilibrata degli studenti tra istituti vicini, salvaguardando il principio della prossimità rispetto all'abitazione. Sono inoltre previste risorse per rafforzare l'apprendimento dell'italiano.
Il decreto interviene anche sulle famiglie: quando le difficoltà linguistiche dei genitori impediscono un'efficace collaborazione con la scuola, i servizi sociali potranno indirizzarli verso corsi gratuiti di italiano nei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti. Dopo una diffida, la mancata partecipazione potrà comportare una sanzione amministrativa, salvo i casi di esenzione. Il provvedimento vieta inoltre di prendere parte alle attività scolastiche con il volto coperto in modo da impedire il riconoscimento, con eccezioni per motivi sanitari certificati o legati alle attività didattiche.
La polemica sul tetto del 30 per cento
Il governo ha presentato la misura come uno strumento di integrazione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sostenuto che l'obiettivo sia evitare la formazione di «classi ghetto» e garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità. Di segno opposto le critiche arrivate dalle opposizioni e da una parte del mondo della scuola. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito il decreto «vergognoso», mentre il Movimento 5 Stelle lo ha bollato come una misura ideologica e difficilmente applicabile.
Le perplessità non sono soltanto politiche. L'Associazione nazionale presidi ha indicato possibili problemi logistici nei territori dove la presenza di famiglie straniere è particolarmente concentrata. Anche Cisl Scuola e Uil Scuola hanno sollevato dubbi sulla concreta applicazione del limite, chiedendo invece maggiori risorse per l'insegnamento dell'italiano, la mediazione culturale e gli organici.
Il confronto aveva coinvolto nei giorni scorsi anche il Quirinale. Il 21 settembre, inaugurando l'anno scolastico ad Amatrice, Mattarella aveva ricordato che la scuola è «aperta a tutti», definendola la più efficace leva di integrazione e sottolineando che deve contribuire a «non formare ghetti» e a «non alzare barriere». Nel suo intervento il capo dello Stato non aveva fatto esplicito riferimento al decreto allora in preparazione.
Meloni aveva successivamente respinto la lettura di quelle parole come una critica al governo, ricordando che lo stesso Mattarella, quando era ministro dell'Istruzione, aveva firmato circolari che affrontavano il tema della concentrazione degli alunni stranieri nelle classi.
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