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Emergenza cinghiali, oltre centomila in Sardegna e un milione in Italia – Guida pratica per evitare il peggio

Emergenza cinghiali, oltre centomila in Sardegna e un milione in Italia – Guida pratica per evitare il peggio

In strada, in piazza e in spiaggia: gli avvistamenti all’ordine del giorno. Cosa fare e non fare, gli esperti: rarissimi gli attacchi all’uomo

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Sassari Se in Sardegna i cinghiali, in base alle recenti stime, formano una grande comunità di 100mila esemplari sparsi in tutta l’isola – da Golfo Aranci a Carloforte – in Italia la popolazione di questi animali selvatici ha superato il milione, trasformando quello che un tempo era un raro avvistamento in un incontro all'ordine del giorno. Dai boschi fitti alle periferie urbane, fino agli orti di campagna, al mare, in spiaggia, dove fanno irruzione per rubare il pranzo ai bagnanti. 

Insomma, la convivenza con questo ungulato è diventata quasi una sfida quotidiana, non solo nell’isola. Tanto che – a stilare la guida pratica su "che cosa fare o non fare” quando ci si trova a tu per tu con i cinghiali, è la rivista on line “Trekking Outdoor”.

Secondo gli esperti, il boom demografico è il risultato di un mix di fattori: lo spopolamento delle campagne, l’ampliamento delle aree protette e l’ibridazione con i maiali domestici, che ha dato vita a esemplari straordinariamente fertili. A questo si aggiunge l'introduzione passata di specie più prolifiche per scopi venatori (pratica oggi vietata). Nemmeno il ritorno del lupo, suo predatore naturale, riesce a frenare una crescita così esponenziale. Cosa fare, dunque, se ci si ritrova faccia a faccia con un cinghiale durante un'escursione? Esistono regole precise per prevenire il contatto e gestire l'emergenza.

Regola numero uno, manco a dirlo: la prevenzione. Evitare dunque i luoghi dove è più facile incontrarli. I cinghiali sono animali estremamente adattabili, capaci di colonizzare quasi ogni ambiente. Tuttavia, le probabilità di incontro variano in base all'habitat.

Aree a maggior rischio: i boschi di querce e faggi. Pur essendo onnivori, questi animali vanno ghiotti di ghiande.

Aree a minor rischio: l'alta montagna. Storicamente meno frequentata dagli ungulati, anche se gli avvistamenti sopra i 2.000 metri – e talvolta vicino ai 3.000 metri, come nel Parco dello Stelvio – non sono più una rarità. Ma non è il caso della Sardegna, ovviamente.

Se si vuole ridurre al minimo il rischio, la prima mossa è pianificare itinerari in ecosistemi meno favorevoli alla specie. Ecco la prima regola sul sentiero: farsi sentire. La fauna selvatica, cinghiali compresi, ha paura dell'essere umano e tende a evitarlo. Il pericolo principale sorge quando l’animale viene sorpreso da vicino. Per evitare l'effetto sorpresa, è fondamentale segnalare la propria presenza: camminare con passo fermo, parlare a voce alta o picchiettare un bastone sui tronchi lungo il tracciato. Avvertendo il rumore, il branco si allontanerà spontaneamente.

Ecco cosa non fare: l'inutilità della fuga

Se l'incontro ravvicinato avviene comunque, l'errore più grave è scappare a gambe levate. La fuga repentina è controproducente per due motivi. Il primo: un movimento scattante e nervoso può essere interpretato dall’animale come una minaccia, innescando un attacco difensivo per stress.

Secondo motivo: in termini di velocità pura, l'uomo non ha speranze. Se il cinghiale decide di caricare, è impossibile seminarlo in corsa.

Mantenere dunque la calma e valutare lo scenario. La strategia vincente? Si riassume in tre azioni immediate: fermarsi, mantenere la calma e indietreggiare lentamente. Nella maggior parte dei casi, questo comportamento neutrale basta a far allontanare l’animale. Nel frattempo, occorre analizzare la situazione, identificando l'interlocutore. Un esemplare solitario o un branco adulto presentano un rischio moderato. Una madre con i cuccioli rappresenta invece lo scenario più pericoloso, a causa dell'estremo istinto di protezione della femmina.

Cercare vie di fuga: in spazi aperti o sui sentieri standard, i cinghiali hanno ampi margini di manovra e preferiranno scappare. In ambienti stretti (come un canalone), potrebbero sentirsi in trappola. In questo caso, è vitale individuare un punto sicuro, come un albero su cui arrampicarsi, per lasciare libero il passaggio.

Nota di contesto: l'incontro in natura è generalmente meno pericoloso di quello in città. Nei centri urbani o nei vicoli ciechi, la mancanza di vie di fuga aumenta la probabilità che l'animale attacchi per paura. Se ci si trova alle strette in città, la regola è non correre, non dare le spalle e cercare rifugio su un muretto alto almeno un metro.

Il fattore cane: come gestire il proprio animale

Portare il cane in escursione aumenta sensibilmente il livello di rischio. Il cinghiale percepisce il cane come un predatore (associandolo al lupo) e può reagire con aggressività immediata. L'obbligo del guinzaglio: è la misura fondamentale. Lasciare il cane libero significa esporlo a uno scontro quasi sempre fatale o, peggio, rischiare che il cane provochi il cinghiale per poi correre a rifugiarsi tra le gambe del padrone, trascinando il pericolo con sé. L'importanza dell'addestramento: se il cane abbaia e ringhia contro il branco, la responsabilità ricade sul conduttore. Un cane ben educato deve saper rispondere ai comandi, rimanere immobile e seguire il padrone in un allontanamento silenzioso e controllato.

Il rispetto della natura prima di tutto

Nonostante l'allarmismo, gli attacchi all'uomo restano eventi rarissimi. Vivere la montagna e la natura significa accettarne gli abitanti. Conoscere le regole di comportamento e muoversi con la giusta prudenza permette di godersi il trekking in totale sicurezza, nel rispetto di un ecosistema in continuo mutamento.

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