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Puigdemont può tornare in Spagna, cade il mandato che lo fece arrestare in Sardegna

Puigdemont può tornare in Spagna, cade il mandato che lo fece arrestare in Sardegna

Il Costituzionale estende l’amnistia alla malversazione. Nel 2021 il leader catalano fu fermato ad Alghero e portato nel carcere di Sassari

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Madrid Carles Puigdemont può tornare in Spagna senza rischiare l’arresto. A quasi nove anni dalla crisi catalana del 2017, il giudice del Tribunale supremo Pablo Llarena ha lasciato senza effetto il mandato nazionale di ricerca e cattura nei confronti dell’ex presidente della Generalitat, dopo la decisione del Tribunale costituzionale di applicare l’amnistia anche al reato di malversazione legato al procés. Il provvedimento riguarda anche gli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig.

La decisione del Costituzionale è arrivata oggi, martedì 6 ottobre, con sette voti favorevoli e cinque contrari. I giudici hanno accolto il ricorso dell’ex consigliera catalana Dolors Bassa e stabilito che l’interpretazione con cui il Supremo aveva escluso la malversazione dall’amnistia non rispettava finalità e contenuto della legge. Il criterio è destinato a essere applicato anche agli altri dirigenti indipendentisti che si trovano nella stessa situazione, fra i quali Puigdemont.

Llarena ha reagito immediatamente sospendendo gli ordini di cattura nei confronti di Puigdemont, Comín e Puig. Tecnicamente il provvedimento resta valido «fino a nuova decisione giudiziaria», in attesa che il Supremo esamini integralmente la sentenza del Costituzionale e ne tragga le conseguenze sulla posizione dell’ex presidente catalano. Nell’immediato, però, Puigdemont può attraversare il confine spagnolo senza essere arrestato per questo procedimento.

Il 23 settembre 2021 Puigdemont venne arrestato dalla polizia italiana appena atterrato all’aeroporto di Alghero, sulla base del mandato europeo emesso dalla magistratura spagnola. Fu trasferito nel carcere di Bancali, a Sassari, dove trascorse la notte. Il giorno successivo la Corte d’appello di Sassari lo rimise in libertà senza applicare misure cautelari. Il procedimento sulla richiesta di consegna alla Spagna venne poi sospeso in attesa delle decisioni della giustizia europea.

Puigdemont aveva lasciato la Spagna alla fine di ottobre del 2017, pochi giorni dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna seguita al referendum del primo ottobre, e si era trasferito in Belgio. Da allora il contenzioso giudiziario sul suo possibile arresto e sulla sua consegna alla Spagna ha attraversato tribunali nazionali ed europei.

Nel pomeriggio di oggi Puigdemont è comparso a Waterloo insieme a Comín e Puig. Non ha annunciato una data per il ritorno, ma ha confermato l’intenzione di rientrare in Catalogna e continuare lì la propria attività politica. «Siamo andati in esilio per fare politica e torneremo allo stesso modo», ha detto, sostenendo che la decisione giudiziaria chiuda una fase durata nove anni ma non risolva il conflitto politico tra Catalogna e Spagna. Il suo avvocato Gonzalo Boye ha precisato che il rientro avverrà dopo la piena applicazione dell’amnistia da parte del Supremo.

La svolta giudiziaria arriva nel pieno della crisi politica spagnola. Lunedì Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento delle Cortes e le elezioni anticipate per il 29 novembre. Puigdemont e Junts erano stati determinanti nel 2023 per consentire l’investitura del leader socialista e proprio l’amnistia era stata uno dei punti centrali dell’accordo politico.

Il presidente socialista della Generalitat, Salvador Illa, ha salutato la pronuncia sostenendo che «il tempo ci ha dato ragione», mentre il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo ha ribadito la propria opposizione all’amnistia e ha attaccato Sánchez per l’accordo raggiunto con gli indipendentisti.

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