Da Mont’e Prama al Marocco, i segreti del geofisico che ha individuato le navi nuragiche sotto lo stagno di Cabras
Gaetano Ranieri ha partecipato alla scoperta dell'acquedotto romano di Cagliari e ha riaperto gli scavi dei Giganti. A Volubilis ha ritrovato un monumento che tutti credevano inesistente
Sassari Gaetano Ranieri nasce nel 1945 a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Il paesaggio vulcanico della Campania potrebbe aver contribuito a stimolare la sua curiosità per la struttura profonda della terra che caratterizzerà tutta la sua carriera scientifica.
La Sardegna
Nell'ottobre del 1954, Gaetano Ranieri si trasferisce a Cagliari. La Sardegna diventa la sua seconda patria, il luogo dove costruirà la propria formazione, la propria famiglia accademica e gran parte della sua eredità scientifica. L'isola, con il suo patrimonio archeologico unico e il suo sottosuolo ricco di storia, sarà il teatro delle sue più importanti scoperte.
Formazione e carriera accademica
Ranieri si laurea in Ingegneria Mineraria all'Università di Cagliari. La sua carriera accademica inizia precocemente: diventa uno dei professori più giovani d'Italia proprio all’Università di Cagliari. Successivamente si trasferisce al Politecnico di Torino, dove diventa professore ordinario e consolida la sua reputazione nel campo della geofisica applicata.
Le grandi scoperte
Nel 1986 arriva la prima grande scoperta internazionale: Ranieri realizza la prima tomografia elettrica e sismica sulle colonne del Duomo di Orvieto. Nello stesso periodo compie un'impresa straordinaria: la prima tomografia elettrica 3D per l'individuazione dell'acquedotto romano di Cagliari, di cui si era persa traccia da oltre cinquecento anni. Questi lavori pongono le basi per un nuovo modo di indagare il sottosuolo senza scavare.
Il congresso mondiale e la ricerca internazionale
Nel 1995 organizza a Torino il primo congresso mondiale di Geofisica Ambientale. Il mese successivo diventa professore ordinario di Geofisica Applicata all'Università di Cagliari, dove sviluppa metodologie digitali multispettrali e iperspettrali.
La sua ricerca si estende in cinque continenti passando per Pechino e Wuhan, Milano, Bangkok, Sud Africa e Cuba. In Marocco individua l'anfiteatro di Volubilis, la cui esistenza era era in dubbio da oltre cento anni. Sullo stesso fronte marocchino, il team di Ranieri identifica a Lixus il Tempio di Ercole, tombe dell’VIII secolo a.C., l’anfiteatro e il foro, studiati assieme ai colleghi archeologi dell’Università di Sassari: una collaborazione altamente positiva tra le due università della Sardegna e tra due mondi scientifici. I “filtri” geofisici sviluppati in queste campagne diventeranno la metodologia base con cui verrà poi reinterpretato il sottosuolo di Mont’e Prama in Sardegna ed eseguiti gli scavi in tempo quasi-reale.
Il georadar
Diventa pioniere della Microgeofisica e della "Nuova Archeologia": le indagini condotte a Mont'e Prama riaprono il sito e grazie alle rivelazioni del georadar ridefiniscono l'approccio alla ricerca preistorica nel Mediterraneo.
Il pensionamento
Nel 2015 va in pensione, ma non abbandona il campo: continua a dedicarsi alla ricerca a Mont'e Prama fino al 2019. Nel periodo tra il 2021 e il 2026 pubblica due opere autobiografiche e divulgative: “Sulle ali del Jumbo” e “Sul sedile davanti”. Diventa una voce autorevole sul dossier Einstein Telescope in Sardegna, il grande progetto europeo di osservatorio gravitazionale. Gli viene conferita la Laurea Honoris Causa in Architettura, riconoscimento del suo contributo all'indagine del patrimonio costruito.
La sue ricerche proseguono e i dati raccolti svelano le ultime scoperte, quelle che Ranieri individua sotto il fondo dello stagno di Cabras: una serie di nuraghi particolari dotati di cupola e terrazza e una nave nuragica che, secondo Ranieri, sarebbe integra.
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