Scuola, Valditara e Binaghi vanno in classe: «L’inclusione si fa anche con lo sport»
Il ministro dell’Istruzione e il presidente della Fitp alla secondaria di primo grado Mauri a Milano: gli investimenti e le nuove sfide a partire dall’Ai
Milano Lo sport aiuta a crescere e a sviluppare senso del rispetto, solidarietà e comune appartenenza, trasformandosi in una straordinaria occasione di crescita condivisa. Ospiti d’eccezione questa mattina 26 ottobre della scuola secondaria milanese di primo grado “Mauri” il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi in dialogo con studenti e studentesse. In primo piano lo sport, gli investimenti nella scuola, le sfide che aspettano il pianeta istruzione a partire dall’intelligenza artificiale.
«Nella lotta alla dispersione scolastica puntiamo su sport, teatro e musica – esordisce il ministro Valditara -. Così si può accendere la passione nei ragazzi e nelle ragazze e lo dimostrano i risultati: il tasso di dispersione scolastica esplicita in Italia nel 2026 è sceso al 7,3 per cento. Tra il 2023 e il 2026 sono reinseriti o sottratti all’abbandono circa mezzo milione di giovani».
Il discorso si sposta poi sulle strutture e attrezzature scolastiche. «Mai nella nostra storia è stato fatto un investimento così consistente nelle palestre: ai 300 milioni di euro previsti dal Pnrr abbiamo aggiunto ulteriori fondi nazionali e strutturali per 621 milioni – continua Valditara -. L’80 per cento degli istituti italiani ha a disposizione una palestra e dove non c’è lavoriamo per creare convenzioni con centri sportivi di vicinanza. Abbiamo ripristinato i Giochi della Gioventù. A scuola e nello sport si impara a sbagliare, cadere e rialzarsi. Lo sport ti educa alla vita: senza lavoro, senza esercizio, non arrivano i risultati».
Tocca alle studentesse e agli studenti alzare la mano e porre le loro domande. Al presidente della Federtennis Binaghi chiedono invece come è possibile conciliare sport agonistico e impegno scolastico: sono compatibili o bisogna per forza rinunciare a qualche cosa? «Mi piacerebbe costruire una collaborazione virtuosa tra campioni sportivi e università. Ancor prima che entrare nelle forze armate, come ora accade, bisognerebbe dare agli agonisti di valore la possibilità di terminare il loro percorso universitario». E prende a modello i campus americani. «Mio figlio, modesto giocatore di tennis, si è potuto laureare negli Stati Uniti con una borsa di studio proprio perché bravino, non bravissimo, nello sport».
«Il tennis è ancora uno sport per privilegiati?» interviene un altro studente. «Non è molto più costoso del calcio – riprende Binaghi -. Da uno studio che abbiamo chiesto, sta tra un 5 e un 10 per cento in più l’anno. La nostra Federazione si trova ora in una situazione economica positiva, che ci permette di ragionare anche su nuovi interventi agli impianti oltre che realizzare anche nel nostro paese dei campi aperti a tutti, senza dover pagare nulla, come succede con calcio e basket».
Si va avanti parlando di futuro e delle nuove sfide dell’Ai. «A novembre manderò una lettera ai genitori per indicare i percorsi che offrono le maggiori opportunità di successo professionale -continua il ministro -. A Cernobbio la settimana scorsa si sono trovati oltre 7mila ragazzi di 40 delegazioni per parlare quattro giorni di Ai e futuro. Abbiamo ascoltato proposte straordinarie e solo dal dialogo possono nascere le linee guida del futuro». Poi una questione assai pragmatica: «Anche se a scuola ormai si usa anche il tablet, gli zaini restano pensatissimi. C’è una soluzione?». «La domanda è giusta e va posta alle case editrici – risponde il ministro -. Con un unico volume per l’intero percorso scolastico si porta del peso inutile. Non ha molto senso e sul tema c’è la piena nostra attenzione».
In chiusura per il ministro anche una domanda personale: «C’era un piano B nella sua vita?». «Sono diventato professore universitario a 31 anni e quella è sempre stata la mia strada. Di essere diventato ministro invece l’ho scoperto da Giorgia Meloni, alla lettura della formazione del governo - chiude -. Ero in hotel e stavo già facendo la valigia per tornare a Milano. L’ho disfatta e sono rimasto. Non avrei mai potuto immaginare un onore cosi grande».
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