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Legge di bilancio

Pensioni, un fondo per uscire prima dal lavoro: allo studio il taglio agli aumenti

Pensioni, un fondo per uscire prima dal lavoro: allo studio il taglio agli aumenti

Risorse per una platea ristretta di lavoratori e possibile riduzione degli adeguamenti all’inflazione, con requisiti e percentuali ancora da definire

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Roma Gli assegni pensionistici più alti potrebbero recuperare una parte minore dell’aumento dei prezzi. Nella trattativa sulla legge di bilancio torna l’ipotesi di frenare le rivalutazioni, mentre si cerca una soluzione per consentire ad alcune categorie di lavoratori di lasciare prima l’impiego. Il quadro resta aperto: non sono ancora stabiliti né i nuovi criteri di uscita né le percentuali degli adeguamenti.

Il nodo degli aumenti riguarda l’indicizzazione, cioè il meccanismo che aggiorna le pensioni in base all’inflazione. Il modello preso in considerazione è quello del 2023-2024, quando la compensazione integrale della crescita dei prezzi riguardava gli assegni entro quattro volte il trattamento minimo. Per quelli superiori il recupero era parziale: dall’85% nella fascia tra quattro e cinque volte il minimo fino al 32% per gli importi più elevati. Queste percentuali indicano la quota di inflazione riconosciuta nell’aumento.

Secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, i leader della maggioranza hanno raggiunto un’intesa per accantonare alcune centinaia di milioni di euro da destinare a forme limitate di pensionamento anticipato. Il fondo consentirebbe di intervenire su gruppi selezionati di lavoratori, con regole da precisare nel 2027, dopo l’approvazione della manovra. L’accordo riguarda dunque le risorse da mettere a disposizione, mentre i beneficiari devono ancora essere individuati.

La soluzione arriva dopo lo scontro con la Lega, che aveva subordinato il sostegno alla legge di bilancio alla presenza di misure per anticipare il ritiro. Nel confronto era emersa la proposta di consentire l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi. L’intesa sul fondo rinvia però la scelta sulle modalità concrete: quei requisiti restano una proposta e non possono essere presentati come una nuova possibilità già acquisita.

Sul fronte delle rivalutazioni, l’inflazione più contenuta rispetto agli anni dell’emergenza energetica ridurrebbe anche i risparmi ottenibili con una stretta. L’eventuale intervento contribuirebbe alla riduzione di spesa da 1,7 miliardi indicata nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles. Le pensioni più basse sarebbero salvaguardate e per le minime potrebbe arrivare un sostegno aggiuntivo, ma anche queste scelte dipendono dall’equilibrio complessivo della manovra.

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