È morto Tinto Brass, il maestro dell’eros che sfidò la censura: aveva 93 anni
Da «La chiave» con Stefania Sandrelli a «Miranda», una carriera tra sperimentazione e trasgressione. La famiglia prevede funerali privati
Roma È morto questa mattina, mercoledì 4 novembre, Tinto Brass. Il regista aveva 93 anni: il decesso è avvenuto nella capitale intorno alle 10.30. A comunicarlo all’Ansa sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. La famiglia prevede una cerimonia funebre strettamente privata.
Con La chiave, interpretato nel 1983 da Stefania Sandrelli, Brass aveva aperto la stagione più popolare del suo cinema erotico. Seguirono titoli come Miranda con Serena Grandi, Capriccio con Francesca Dellera, Paprika con Debora Caprioglio e Così fan tutte con Claudia Koll. Tra i lavori successivi figurano L’uomo che guarda, dal romanzo di Alberto Moravia, Senso ’45 e Monamour.
Il rapporto fra desiderio, potere e denaro attraversava già Salon Kitty. Al suo nome resta legata anche la travagliata vicenda di Caligola, con Malcolm McDowell e Peter O’Toole, sequestrato per oscenità.
La sua formazione era cominciata lontano dai film che lo avrebbero reso celebre. Nato a Milano il 26 marzo 1933, Giovanni Brass aveva costruito con Venezia un legame destinato ad accompagnarlo per tutta la vita. Dopo la laurea in giurisprudenza si era trasferito a Parigi, lavorando negli archivi della Cinémathèque Française. Tornato in Italia, aveva collaborato con Roberto Rossellini.
L’esordio alla regia arrivò nel 1963 con Chi lavora è perduto, critica dell’alienazione del lavoro e delle convenzioni sociali. Negli anni successivi sperimentò con Col cuore in gola, L’urlo, Nerosubianco e La vacanza, interpretato da Vanessa Redgrave e Franco Nero.
Lo scontro con la censura divenne una costante della carriera. Brass lo riassumeva con una delle sue formule provocatorie: «26 film su 27 censurati».
Nel 2023 il suo archivio personale è stato depositato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia: pellicole, sceneggiature, diari, lettere e progetti, raccolti e riordinati con il contributo di Caterina Varzi, sposata nel 2017.
All’ultima Mostra di Venezia, dove era stato presentato il restauro in 4K di Col cuore in gola, non aveva potuto partecipare per ragioni di salute. Alla moglie aveva affidato un messaggio che rivendicava il filo della sua ricerca: «C’è sempre stata una ricerca estetica, una sperimentazione, una scelta di libertà».
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