Il mercato del lavoro spazza via i licei classici: solo il 5% delle iscrizioni nell’isola, i ragazzi scelgono gli istituti tecnici
Gli sbocchi occupazionali influenzano le scelte degli studenti: addio Greco e Latino
Sassari Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Mentre si cerca una collocazione agli studi classici nel mondo iper connesso, innovativo e tecnico di oggi, gli iscritti nei licei e nei corsi universitari a carattere umanistico diminuiscono di anno in anno. Per non dire che crollano. Aristofane ed Eschilo, Cicerone e Catullo finiscono tutti nell’armadio delle cose che non servono più. È la metamorfosi - per dirla con Ovidio - del liceo classico, e con sé delle facoltà di Lettere, Storia e Filosofia, che anche nell’isola sono passati da essere studi d’élite, detto anche con un certo snobismo, a percorsi poco attraenti per i giovani. Secondo i dati sulle iscrizioni nelle scuole secondarie di secondo grado in Sardegna per l’anno scolastico 2026/2027 pubblicati dal Ministero dell’istruzione e del merito, solo il 5,70 per cento degli studenti e delle studentesse del primo anno si è iscritto al liceo Classico.
Un calo netto in pochi mesi rispetto allo stesso periodo del 2025 dove la percentuale del 6,30% faceva sorridere rispetto al 6,17% del 2024. Nel 2023 gli aspiranti classicisti erano il 6,40% e ante covid la percentuale superava il 7 per cento. Quest’anno tra i licei dell’isola fa peggio solo l’indirizzo artistico (3,70%) e uno degli ibridi meno riusciti, lo Scientifico-sportivo (4,59%). Il più ambito, e per distacco, è il liceo Scientifico tradizionale che ha attirato il 13,10 per cento delle iscrizioni, seguito dal liceo Linguistico (9,51%), da quello di Scienze umane (8,73%) e Scienze applicate (8,41%). Arrivano poi gli istituti tecnici, con Amministrazione, finanza e marketing dove si è iscritto il 7,17 per cento dei giovanissimi che hanno appena fatto il salto dalle scuole medie, e ovviamente Informatica e Telecomunicazioni (5,82%).
Le sorti del liceo classico hanno diverse letture. Innanzitutto la crisi demografica: denatalità e spopolamento riducono progressivamente il numero dei potenziali studenti, destino comune con tutti i gradi del mondo dell’istruzione. Tra le ragioni che spiegano il cambiamento nelle scelte degli studi, con una netta diminuzione di quelli umanistici, incide una trasformazione delle logiche del mercato del lavoro, con una ampia domanda in campi tecnico-scientifici votati all’innovazione. E così anche il concetto di scuola cambia per istituzioni e famiglie, non più chiamata al compito astratto di costruire una futura classe dirigente, ma sempre più intrecciata ai settori occupazionali che chiedono personale iper specializzato. Sia che i giovani continuino gli studi all’università, sia quando sono subito introdotti nelle filiere produttive e industriali. In questo senso, i percorsi scientifici, tecnologici, economici e sanitari vengono considerati da genitori e studenti più sicuri e con più prospettive rispetto alle care vecchie Lettere, Filosofia, Storia, Archeologia, Beni culturali. Dalle università di Sassari e Cagliari non arrivano dati ufficiali, ma alcuni docenti interpellati confermano una diminuzione costante di matricole. Le classi di Filologia, Storia ed Estetica superano a fatica la doppia cifra.
«Il calo delle iscrizioni agli indirizzi umanistici è il campanello d’allarme di una visione miope – commenta l’assessora regionale alla Pubblica istruzione, Ilaria Portas, interpellata in merito –, la scuola non può e non deve essere ridotta a un semplice serbatoio per il mercato del lavoro». Lo studio del Greco e del Latino ha mantenuto un coefficiente di difficoltà alto che si è amplificato nella «società della stanchezza» che descrive il filosofo Byung-Chul Han, piatta e dalla soglia dell’attenzione sempre più bassa. Passare ore su una versione di Tacito, nella concezione comune, risulta anacronistico e molto meno utile di studi che preparano all’utilizzo dell’Ai e ai meccanismi della comunicazione online. Di umanistico, resiste il liceo linguistico, per la capacità di rivelarsi più spendibile e accolto dal mercato globalizzato grazie alle sue lingue vive. Inglese, francese, spagnolo, tedesco. Ragionamenti che hanno portato il Mim a creare indirizzi sempre più specializzati e alleggerire persino le ore di Italiano da Dante e Manzoni.
«Contesto con forza la linea che il ministero sta portando avanti, che rischia nei fatti di spaccare gli studenti tra serie A e serie B incentivando la formula del 4+2 o percorsi come il Liceo del Made in Italy a scapito della formazione tradizionale», dice Portas. I classici? In soffitta. Mala tempora currunt.
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