Resta ai domiciliari il consigliere Peru

Respinti i rilievi della difesa. Il Gip: «Sulla sede Aion di Ittiri pratica Asl gestita all’insaputa dell’ex direttore Cavazzuti»

SASSARI. Una memoria difensiva articolata che avrebbe dovuto smontare pezzo per pezzo le accuse nei confronti del consigliere regionale del Pdl Antonello Peru. Una memoria documentale «inattaccabile» che giustificava i sorrisi degli avvocati Marco Enrico e Luigi Esposito all’ingresso – martedì scorso – nel tribunale di Sassari. Sicuri, i legali che assistono il politico di Sorso finito nell’inchiesta sul centro Alzheimer di Ittiri, di ribaltare la tesi dell’accusa durante l’interrogatorio di garanzia. E invece, ieri mattina, il gip Carla Altieri ha rigettato l’istanza di remissione in libertà presentata dai due avvocati. Antonello Peru resta dunque agli arresti domiciliari. Secondo il giudice la sua ricostruzione è smentita dalla testimonianza di Angela Cavazzuti, ex direttore amministrativo della Asl, che ha svelato nuovi retroscena sull’assegnazione dei locali dell’ospedale di Ittiri all’associazione Aion.

Come hanno spiegato ieri sera gli avvocati Enrico ed Esposito il gip, nel respingere la richiesta, avrebbe sostanzialmente «ripercorso in toto il precedente provvedimento, non ha aggiunto nuovi elementi a carico di Peru e soprattutto non ha preso atto della documentazione che avevamo fornito in sede di interrogatorio». Secondo il giudice Altieri, Peru avrebbe dunque fatto ricorso alle amicizie personali con i direttori generali dell’assessorato regionale alla Sanità Massimo Temussi e della Asl Marcello Giannico per mettere a disposizione dell’Aion alcuni locali dell’ospedale di Ittiri. Il consigliere regionale «si impegnò – secondo il pm Michele Incani – per la definizione della delibera del 7 dicembre 2011» con la quale la Asl di Sassari aveva concesso in comodato spazi all’interno dell’Alivesi. Era stato proprio il grande accusatore Davide Casu a raccontare che quella delibera venne adottata a seguito di «un incontro amichevole svoltosi nello studio di Giuseppe Dore, in via Quarto a Sassari, al quale avevano partecipato lo stesso Dore, Casu, Salvatore Fadda, Marinella D’Onofrio e Marcello Giannico... convincendolo a destinare all’associazione Aion una parte dell’ospedale Alivesi, cosa che avvenne in pochissimi giorni». In realtà, secondo i difensori, ne passarono ben 67 e fu seguita «una regolare procedura amministrativa con uno schema contrattuale che prevedeva regole rigide e onerose». È rimasta in piedi anche l’accusa sulle pressioni che Peru avrebbe esercitato per il trasferimento di finanziamenti dalla Asl alla Regione. Casu parlò di sei milioni di euro «che la Asl non sapeva come utilizzare» e il sistema per farli confluire nell’Aion prevedeva la pubblicazione di un bando “blindato”.

A convincere il gip delle immutate esigenze cautelari, una ulteriore testimonianza agli atti dell’inchiesta. Una testimonianza “pesante”, fornita agli inquirenti dall’ex direttore amministrativo Asl, Angela Cavazzuti, licenziata a gennaio dal direttore generale Marcello Giannico. La sua parola sembra rilevante - secondo il decreto col quale il gip ha respinto la richiesta di remissione in libertà - nel filone d’inchiesta sull’assegnazione dei locali Asl dell’ospedale di Ittiri all’associazione che faceva riferimento a Dore. Locali assegnati con delibera, secondo la Procura, con insolita rapidità. E della quale l’allora direttore amministrativo «non è mai venuta a conoscenza», ricorda il gip. E infatti ai carabinieri, l’ex dirigente aveva spiegato: «Non ho mai visto quella pratica, manca la mia firma e la motivazione di tale mancanza. Ritengo che l’atto sia viziato». Sulla regolarità o meno della delibera Asl sarà un’altra inchiesta a fare luce. Per ora il gip si limita a sottolineare con durezza, in riferimento alla procedura seguita in Asl per assegnare i locali: «Tale condotta appare come espediente adottato da Peru e Giannico per gestire la pratica senza incontrare quegli ostacoli che in effetti sarebbero stati frapposti da Cavazzuti, che ha dichiarato che avrebbe certamente richiesto una più approfondita istruttoria». C’è da ricordare che la testimonianza dell’ex dirigente arriva all’indomani dell’avvio di un lungo braccio di ferro con Giannico, a colpi di querele e citazioni per danni. Ma le sue dichiarazioni - ricorda il gip - sono «un riscontro a quelle di Casu».

La prima domanda dei carabinieri ad Angela Cavazzuti - emerge dall’informativa depositata al pm il 14 giugno - punta sulla «mancanza della firma del direttore amministrativo». Segno che il dettaglio insospettisce gli investigatori. «Innanzitutto, non conosco quella pratica», chiarisce lei. «Le valutazioni da fare prima di una concessione in comodato sono tante e per esprimere il mio parere favorevole avrei avuto la necessità di approfondire bene non solo le finalità e le funzioni di questa associazione, ma anche le ragioni per cui avremmo dovuto concedere uno spazio all’interno dell’ospedale». In contrasto con quanto poi dichiarato da Giannico a La Nuova Sardegna dopo gli arresti: «Sono tantissimi i locali che la Asl cede ad associazioni senza scopo di lucro, è impossibile sapere quale attività viene svolta al loro interno».

Per il gip anche la natura della concessione (comodato) non alleggerisce le presunte irregolarità. «Si trattava di un primo passo - si legge nel decreto firmato ieri mattina - che avrebbe potuto consentire all’Aion di acquisire una posizione privilegiata in vista di ulteriori rapporti con l’ente».

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