Gli ecologisti contro la centrale solare

Sul progetto di Energo Green tra Cossoine e Giave intervengono Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra

COSSOINE. “Stop alla megacentrale solare sui terreni agricoli di Cossoine!”. È la ferma presa di posizione delle associazioni ecologiste “Amici della Terra” e “Gruppo d’intervento giuridico”, che hanno inoltrato alla Regione uno specifico atto di “osservazioni”, in merito al procedimento di verifica di assoggettabilità del progetto di centrale solare termodinamica della società Energo Green, su 160 ettari della piana fra Cossoine e Giave. «Il procedimento – scrivono le associazioni ecologiste – potrebbe portare all’approvazione di un progetto che snaturerebbe un’ampia area a vocazione agricola nella Sardegna settentrionale. Sul piano giuridico, però – aggiunge il documento – il progetto non appare realizzabile». Nelle zone agricole “E”, infatti, precisano gli Amici della Terra e il Gruppo d’intervento giuridico, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto.

E a questo proposito le due associazioni ecologiste richiamano la sentenza della Corte di Cassazione penale del 9 marzo 2012, n. 9369, che stabilisce con chiarezza che «tutte le attività e gli interventi che si ritengono realizzabili in dette zone restano comunque funzionali ad un'attività tipicamente agricola o alle altre attività alla stessa intimamente connesse con esclusione, quindi, di tutto ciò che é riferibile ad altre zone individuate in sede di pianificazione del territorio comunale».

Le associazioni Amici della Terra e Gruppo d’intervento giuridico hanno richiesto perciò al Servizio valutazione impatti (Savi) dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente, di dichiarare l’improcedibilità del progetto della Energo Green, che fra l’altro, sottolineano, non è stato finora pubblicato sull’apposito sito internet della Regione, come richiesto dalla normativa in materia. Le stesse associazioni concludono dichiarandosi favorevoli alle fonti di energia rinnovabile, in particolare quelle di derivazione solare, ormai anche vantaggiose sotto il profilo economico, ma precisando che i siti di produzione vanno scelti in aree industriali o già degradate. Cosa che sicuramente non si può dire per la piana fra Cossoine e Giave, in larga parte classificata come E2, aree di primaria importanza per la funzione agricolo produttiva. Così non dev’essere un caso che gli impianti del solare termodinamico – la cui tecnologia si va affermando come una delle più promettenti, e che origina dagli studi del professor Carlo Rubbia – vengano realizzati soprattutto nei deserti, mentre in Europa, al momento, sono in funzione solamente alcune centrali in Spagna.

In Italia esiste solamente la centrale sperimentale di Priolo, in Sicilia, mentre la Regione Sardegna ha già bocciato un impianto solare termodinamico a Macchiareddu.

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