Nessuno credette al racconto dei marinai

PORTO TORRES. Quella dell’Onda è una storia angosciante, incredibile, impossibile da dimenticare. E non solo per la gente di mare e per i parenti delle vittime. Nel maggio del 1943, con la guerra...

PORTO TORRES. Quella dell’Onda è una storia angosciante, incredibile, impossibile da dimenticare. E non solo per la gente di mare e per i parenti delle vittime. Nel maggio del 1943, con la guerra aperta su più fronti, il Golfo dell’Asinara - non sfruttato da almeno tre anni - era diventato una risorsa preziosa e con il pescato si sfamavano gli abitanti non solo di Porto Torres ma anche di diversi centri del territorio. Lo Stato italiano aveva requisito praticamente tutti i mezzi navali, comprese le barche da pesca, a tra queste anche l’Onda. L’ex baleniera dell’armatore Delfino rastrellava i fondali del Golfo con le sue reti a strascico e portava in porto quintali di pesce. Quel prodotto fresco era l’unica risorse per molte famiglie, e il pesce veniva scambiato anche con il sistema del «baratto» con altri alimenti.

Sempre in mare l’Onda, una garanzia di produttività. Fino a quell’incontro ravvicinato con il sommergibile che era finito impigliato nelle reti frenandone la navigazione. Sergio del Giudice, che era al verricello, restò allibito solo per pochi attimi, poi sganciò i cavi e il sommergibile se ne tornò a fondo con tutte le reti. A Cala Reale, i pescatori raccontarono dell’avvistamento, ma nessuno li credette. Vennero presi per dei visionari, tanto che anche quando tornarono esattamente nello stesso punto e recuperarono le reti con i cavi tranciati, vennero quasi sbeffeggiati e accusato di avere le allucinazioni. Una balena (avvistata nei giorni precedenti), solo di questa si parlò. Di fronte al rifiuto dei marinai che minacciarono di non tornare a pescare, scattarono le rappresaglie: l’Onda era requisito dalla Marina, doveva tornare a pescare. Così vennero mandati a morire.

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