Puc e Tanit, in aula la verità di Ganau

Il sindaco imputato con altri 36 politici e progettisti si difende per due ore davanti al gup dalle accuse di abuso d’ufficio

SASSARI. La mancata astensione alla votazione su quel Puc che avrebbe aumentato il valore dei terreni di alcuni parenti. E poi, la lettera inviata all’allora governatore Soru - oggetto: la pratica Tanit -. E poi l’incontro col titolare di Tanit, Nicolino Brozzu, che denuncia di essere stato vittima di «pressioni» per non impugnare il Piano urbanistico al Tar.

In meno di due ore il sindaco di Sassari ha spiegato al gup la sua versione nella maxi-inchiesta sullo strumento di pianificazione versione 2008 (poi modificata), che vede imputati 37 tra progettisti, assessori, consiglieri e il costruttore. Con una relazione di dieci pagine in mano Giangranco Ganau ha respinto le accuse di abuso d’ufficio tentato e consumato, e poi falso, tentata concussione, che secondo il pm Giovanni Porcheddu ne devono comportare il rinvio a giudizio. Come aveva fatto col procuratore Saieva, ieri Ganau ha fornito una spiegazione su tutte le contestazioni. Sul sospetto che non si sia astenuto nella votazione del Piano 2008 per avvantaggiare alcuni parenti, perché quel Puc prevedeva il passaggio di destinazione d’uso da inedificabile a edificabile (con possibile rivalutazione di 700mila euro netti), Ganau ha ricordato come la norma escluda l’astensione se ai voti ci sono «atti generali come il piano urbanistico».

Ganau ha ripercorso quei momenti, quelli in cui le lettere del “corvo” imperversavano. «Il problema si pose a seguito di denunzia con lettera anonima, non fu possibile verificarne la veridicità e io non ero a conoscenza della ubicazione delle aree (a Sant’Orsola, ndc). Mi attivai per avere pareri circa la corretta posizione da assumere e non trattandosi di azione specifica, si ritenne che l’obbligo di astensione non fosse richiesto. Interpretazione condivisa dal segretario». Il punto è che la legge aggiunge: salvo che non esista una correlazione diretta tra il contenuto della delibera e gli interessi. Come da consulenza di parte, ha poi sostenuto che «il consulente del pm ha sbagliato il calcolo sugli effettivi indici di edificabilità. Da quella nuova destinazione urbanistica non è arrivato alcun vantaggio economico» ai terreni sotto la lente.

Altro punto importante: il braccio di ferro con Brozzu, ex amministratore di Sarda Vibrocementi (proprietaria di Tanit), all’epoca in cui il Comune inizialmente negò una variante in nome del divieto regionale di realizzare centri commerciali. Per l’accusa, in un incontro di settembre 2008, Ganau, l’allora vice Valerio Meloni e l’ex dirigente Gianfranco Masia fevero capire a Brozzu (imputato per abuso edizilio) che il contrasto si sarebbe risolto se lui non si fosse rivolto al Tar contro il Puc. «Brozzu sbaglia date, prima dice che era dicembre, poi torna in Procura e si corregge. Era settembre, si parlò di urbanistica - ha assicurato al gup Carla Altieri - e non di concessioni». Poi il pm gli ha chiesto conto della lettera inviata a Soru per sollecitare «un’attenta valutazione» della pratica Tanit, per la Procura una intromissione del potere politico in una vicenda amministrativa, piani che le norme tengono ben distinti. «Volevo solo evitare le polemiche seguite dal caso della Corte del Sole a Sestu», ha detto. Il gup ha ammesso come parte civile l’imprenditore Nicolino Brozzu e il fratello Pierluigi (persone fisiche) che lamentano danni per milioni di euro dalla vicenda, per il mancato accordo con Carrefour. Parte civile sarà anche Francesco Sanna, dirigente regionale sostituito dall’allora assessore Depau perché non avrebbe dato ragione al Comune di Sassari. Non si può costituire Tanit, invece, perché Brozzu non è più rappresentante legale. Lo è Gianni Cavalieri, manager nel Cda dell’Ateneo. Ma lui non ha chiesto di contrapporsi al Comune.

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