Il Ced pronto da tre anni resta chiuso: manca la luce

Esplode la polemica sul moderno centro elaborazione dati dell’Università Il rettore scrive al prefetto sul caso paradossale della cabina dell’Enel

SASSARI. Circa un anno fa è stato inaugurato in via Rockefeller il Centro di elaborazione dati e di trasferimento tecnologico dell'Università di Sassari: un edificio modernissimo, costato una somma considerevole, che ospita il cuore informatico dell'Ateneo turritano e che ospiterà anche l'incubatore d'impresa, altra struttura importante per il decollo economico del territorio. Tutto è pronto al via: server, reti, cablaggi, arredi ed ogni altra cosa necessaria.

Cosa impedisce, allora, a questa struttura di altissima tecnologia di partire e di contribuire in modo sostanziale al funzionamento ottimale dell'Università? «La mancanza di energia elettrica - spiega il prorettore all'Edilizia Aldo Maria Morace -. Può sembrare un paradosso, ma è così. La vicenda si trascina ormai da tre anni. Da quando, cioè, l'Ateneo ha richiesto e pagato oltre 15mila euro, in due rate successive (giugno 2011 e marzo 2012), all'Enel, secondo quanto richiesto dai preventivi dell'ente».

Dopo ritardi vari, e dopo un intervento personale del rettore Attilio Mastino, volto a sbloccare la situazione, l'Enel nel luglio del 2012 ha comunicato finalmente che, per poter effettuare la fornitura, è necessario avere in comodato d'uso o in cessione gratuita la cabina esistente del Presidio multizonale di Prevenzione, situata vicino all'edificio universitario di via Rockefeller. «Abbiamo subito sollecitato l'Asl, che si è professata disponibile alla cessione, salvo poi comunicare di non poterlo fare perché la cabina è di proprietà dell'Arpas, cui è stata ceduta, senza che però si possa dimostrare con i documenti che tale cessione è avvenuta», continua Aldo Morace.

«Nel gennaio di quest'anno, finalmente, l'odissea sembra destinata a giungere a una lieta conclusione. Viene effettuato un sopralluogo congiunto fra Enel e Arpas; il tecnico preposto prende l'impegno di formalizzare, entro dieci giorni, la procedura di frazionamento catastale dell'area su cui insiste la cabina, mentre i tecnici dell'Enel si impegnano a loro volta ad allacciare l'energia elettrica entro un mese dalla data di acquisizione (gratuita) della cabina».

Sembrerebbe tutto risolto e invece il 5 maggio giunge un fax dall'Asl, che chiede alla Regione il nullaosta per la cessione. Ma, allora, di chi è la cabina? Dell'Asl o dell'Enel? La questione piomba nuovamente nell'incertezza. L'Asl assicura che, appena avuto l'assenso della Regione, o anche soltanto trascorsi i dieci giorni, procederà alla dismissione. I dieci giorni sono trascorsi invano; il Rettore ha inviato la pratica al prefetto, chiedendo "un intervento immediato e risolutore". Intanto l'Università continua da mesi e mesi ad attendere di poter finalmente mettere in funzione il Ced, essenziale per la sua funzionalità e competitività.

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