Centrodestra all’attacco: Ganau si ritiri

Il giorno dopo il rinvio a giudizio, l’opposizione chiede le dimissioni del sindaco. Il centrosinistra: ne uscirà a testa alta

SASSARI. Garantisti sì, ma il sindaco deve fare un passo indietro, anzi due: dimettersi da primo cittadino e rifiutare l’elezione a consigliere regionale.

Il giorno dopo il rinvio a giudizio di Gianfranco Ganau per tentata concussione, falsità ideologica aggravata, concorso in abuso d’ufficio e tentato abuso d’ufficio nella vicenda Puc-Tanit, le forze di centrodestra chiedono che il sindaco si ritiri a vita privata. L’assalto più violento arriva da Forza Italia: «Il rinvio a giudizio è un fatto rilevante. Sul piano politico non sono 10mila preferenze a rendere le persone oneste e trasparenti», attacca il coordinatore provinciale degli azzurri, Antonfranco Temussi. «Ganau si deve dimettere perché la sua situazione personale non è più sostenibile con i ruoli istituzionali che ricopre», continua Temussi. «Per ragioni di opportunità politica dovrebbe anche rinunciare al Consiglio regionale». Stesso tenore in casa sardista: «Ben conoscendo la dirittura morale e la coerenza del sindaco, al quale va tutta la mia solidarietà, sono certo, alla luce del rinvio a giudizio, che egli rinuncerà all’incarico di presidente del Consiglio regionale, se ancora qualcuno volesse proporglielo», dichiara il capogruppo del Psd’Az a Palazzo Ducale, Antonio Cardin. «Sono altresì certo che rifiuterà l’investitura da consigliere regionale per potersi difendere al meglio senza coinvolgere in questa vicenda l’immagine del nuovo Pd di Renzi». Da Forza Italia altre frecce avvelenate: «Si dimetta subito, lasci libera la città di scegliere un nuovo sindaco. Sono garantista, ma il nuovo rinvio a giudizio ricevuto da Ganau chiede che il primo cittadino faccia un passo indietro», commenta Giancarlo Carta. Per Manuel Alivesi è una questione di coscienza: «Il carico di avvisi di garanzia e rinvii a giudizio per Ganau è diventato imponente, non può continuare a fare spallucce. È una questione di opportunità e coscienza politica». Dito puntato contro Ganau anche da parte di Antonello Desole, capogruppo del disciolto Pdl: «Si sta verificando ciò che noi dell’opposizione avevamo pronosticato al momento dell’approvazione del Puc. Quel Piano non doveva essere votato in quella maniera. Quest’amministrazione morirà di morte naturale lasciando alla città danni enormi». Anche il ribelle del centrosinistra, Pier Paolo Panu, non le manda a dire al sindaco: «Sono culturalmente garantista e confido nella magistratura, che sta facendo la sua parte. Sulla permanenza di Ganau il discorso è politico. Sarebbe utile un confronto a viso aperto per dare un segnale chiaro alla città». In risposta agli attacchi dell’opposizione, il centrosinistra fa quadrato attorno al suo sindaco: «Il rinvio a giudizio non cambia la posizione di Ganau e il Pd, confidando come sempre nella magistratura, resta al suo fianco», chiarisce il segretario provinciale del Pd, Giuseppe Lorenzoni. «Riguardo al Puc siamo convinti di avere fatto tutto in maniera legale, e Ganau avrà modo di dimostrarlo davanti ai giudici», fa scudo al sindaco Gavino Pinna, capogruppo Pd al Comune. «Chiedere le dimissioni del sindaco per il rinvio a giudizio è semplicemente ridicolo. Non esiste alcun atto di colpevolezza nei suoi confronti. Come è successo per i consiglieri comunali, anche lui uscirà a testa alta da questa vicenda», risponde il presidente della Commissione Urbanistica, Gian Paolo Mameli. Garantisti fino all’osso anche Dario Satta (Rifondazione comunista), «dimissioni improponibili, non c’è nessuna condanna per Ganau. Dimostrerà i fatti davanti al giudice», e Giancarlo Rotella, «il sindaco andrà a fare il consigliere regionale con merito, ha avuto 10mila voti. Ricevere un rinvio a giudizio non vuol dire essere condannati».

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