Il presidente della Regione Francesco Pigliaru: “Celebravo il 25 Aprile con mio padre, adesso con mio figlio”

A Cagliari il capo dell'esecutivo regionale partecipa alla manifestazione in memoria della Liberazione col bambino tenuto per mano. A Sassari il presidente del consiglio Gianfranco Ganau ricorda la Shoah in polemica con Grillo

CAGLIARI. C’è il presidente della Regione Francesco Pigliaru, e tiene per mano suo figlio, al corteo partito da piazza Garibaldi a Cagliari per celebrare la Festa della Liberazione del 25 aprile. Sono circa duemila i partecipanti che stanno sfilando: il corteo organizzato dal Comitato 25 Aprile si sta svolgendo in un clima tranquillo e senza incidenti. Sono presenti anche il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, l’assessore regionale alla Cultura Claudia Firino e alcuni consiglieri regionali e comunali. Fra le bandiere palestinesi e quelle italiane, ne spunta anche una israeliana. Dopo aver attraversato le strade principali della città, il corteo raggiungerà piazza del Carmine dove sono in programma i comizi.

Ai giornalisti il presidente ha poi informalmente raccontato il suo legame con la celebrazione del 25 Aprile, che passa per la partecipazione alle manifestazioni assieme al celebre padre, il filosofo, giurista ed educatore Antonio Pigliaru, morto nel 1969: «Quando ero bambino ci andavo, a Sassari, con mio padre e ora voglio continuare la tradizione qui a Cagliari insieme a mio figlio».

A Sassari il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, per la sua prima uscita pubblica dall’elezione, ha scelto la celebrazione della ricorrenza del 25 Aprile nella sua città, che ha amministrato negli ultimi nove anni.

L’ex sindaco ha colto l’occasione per ricordare la sua visita al ghetto ebraico di Cracovia e ai campi di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, un anno, fa assieme agli studenti delle scuole superiori di Sassari e richiamare per stigmatizzarlo, senza mai citarlo, il contestato post pubblicato da Beppe Grillo il 14 aprile scorso sul suo blog riscrive un passo di «Se questo è un uomo» di Primo Levi e pubblica una foto modificata dell’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz.

Il presidente dell’Assemblea sarda ha invitato a non strumentalizzare il dramma della Shoah. «Sono convinto che lo strumento della satira e dell’ironia possano essere utili e positivamente utilizzati anche nella quotidianità della politica», ha dichiarato Ganau che, assieme al commissario straordinario di Sassari, Guido Sechi, e al vicepresidente della Provincia, Lino Mura, ha partecipato alla cerimonia di deposizione delle corone d’alloro sulla targa affissa nel cortile interno di Palazzo Ducale in ricordo dei caduti della Resistenza.

«Credo, però, che esistano argomenti, per così dire sacri, su cui non si possa scherzare e che non debbano essere usati da nessuno per strumentalizzazioni politiche. Ecco, uno di questi è sicuramente il dramma della Shoah, dello sterminio, dei campi di concentramento. E credo che quando si sbaglia, soprattutto su certi temi, bisogna ritrovare il buon gusto di riconoscere gli errori e chiedere scusa a chi si è sentito giustamente offeso».

Sui valori della Costituzione, scritta dalle «donne e uomini che animarono la Resistenza», si è soffermato il commissario straordinario Sechi: «Rileggiamola: facciamo sì che soprattutto le nuove generazioni ne sentano la voce forte e appassionata, quando parla dei grandi valori di libertà, solidarietà e fratellanza che ne informano i principi fondamentali». «Se un senso ha il rinnovarsi di questa celebrazione», ha aggiunto Sechi, «oltre alla memoria commossa e grata verso coloro che per la conquista e l’affermazione dell’unità e della libertà hanno dato la vita, è proprio quello di ricordarci da dove veniamo e chi siamo, di invitarci a rileggere il nostro passato, ma soprattutto a immaginare il nostro avvenire, avendo come riferimento la Costituzione».

La presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici affida a un documento le sue amare riflessioni in occasione del 69esimo anniversario della Festa della liberazione che segna la fine del fascismo e dell’occupazione nazista in Italia: «È libero un Paese in cui le istituzioni e chi le rappresenta hanno totalmente perso di credibilità? È libero un Paese che invece di difendere le proprie istituzioni locali - presidio di autonomia e di democrazia, figlie di quel 25 aprile 1945 e di tutti gli entusiasmanti eventi che ne sono conseguiti - le baratta in nome di non meglio precisate logiche di risparmio, lasciando che gli sprechi continuino ad alimentare un potere ingordo?».

«È libero un Paese in cui mille parlamentare non vengono eletti democraticamente, ma selezionati e assoldati da partiti sempre più simili a pure e semplici lobby di potere?», prosegue Giudici, esponente del Pd che ai primi di aprile ha partecipato alle primarie del centrosinistra, vinte dall’ex assessore comunale Nicola Sanna che proprio oggi ha ufficializzato la candidatura, per la scelta del candidato sindaco in vista delle elezioni comunali del 25 maggio.

«È libero un Paese in cui il populismo e l’ipocrisia del sistema mediatico e culturale hanno segnato un solco profondo tra la società reale e la sua artefatta e grottesca rappresentazione? È libero un Paese in cui gli innumerevoli conflitti d’interessi che si consumano ogni giorno hanno reso più debole l’informazione, lasciandola in mano al potere, rendendola insopportabilmente faziosa, falsa, vittima di una crisi d’identità a causa della quale è lontana dalla coscienza collettiva ed è costretta, per sopravvivere, a esigere sfacciatamente i finanziamenti pubblici?». «Rispondendo a queste domande», sostiene la presidente della Provincia, «ci si rendo conto che Liberazione non è solo il titolo di una ricorrenza da segnare in rosso sul calendario, ma una speranza proiettata verso un futuro che auspichiamo il più vicino possibile».

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