Vannini: «Tutto parte dagli studenti»
L’economista candidato rettore ha presentato i principali punti del suo programma ieri nella sede centrale dell’Università
SASSARI. Tutto parte dall’innalzamento del livello della didattica. È da lì, secondo il candidato rettore Marco Vannini, che bisogna muovere i primi passi per ridare speranza all’università di Sassari oggi schiacciata dalla rassegnazione.
«Soprattutto è la demotivazione degli studenti che è necessario combattere offrendo un piano formativo accattivante e in linea con le tendenze del resto del mondo». Vannini lo ha detto a margine di un affollato incontro nel quale ieri pomeriggio nell’aula magna dell’ateneo ha presentato la propria candidatura ufficiale. Il suo nome è spuntato neppure un mese fa, tardivamente rispetto agli altri, e va ad aggiungersi al piccolo esercito di cinque docenti dell’università turritana in corsa per elezioni del nuovo rettore che si terranno il 17 giugno. Il prossimo Magnifico sarà attivo dal 1° novembre e rimarrà in carica fino al 2020.
Vannini, docente di economia nel Dipartimento di Economia aziendale diretto da Marco Breschi, punta il suo programma proprio su un disegno che vede in primo piano gli insegnamenti. «Ogni anno perdiamo milioni di euro a causa dei risultati modesti sul piano della didattica, risultati che a loro volta dipendono dalla dispersione e dalla scarsa regolarità del percorso di studi. Ecco perché è importante modificare la quantità e la qualità dei corsi oggi presenti nell’offerta formativa. Dobbiamo ridurne il numero eventualmente creandone di nuovi, più diversificati e meglio adattabili alle inclinazioni degli studenti, anche nelle modalità di insegnamento. Tutto ciò può contrastare il calo progressivo delle iscrizioni che oggi sta minando la nostra università». Vannini ha anche parlato della necessità di legare più strettamente l’ateneo al mercato del lavoro sempre nell’ottica di motivare le famiglie a investire in una laurea per i loro figli. Altri punti caldi per il futuro dell’università secondo Vannini sono le condizioni dei ricercatori («una storia cominciata male, io darei battaglia nelle sedi istituzionali per liberare risorse utili al reclutamento»), le collaborazioni con altre università e l’ulteriore incremento della mobilità studentesca all’estero («la fusione con Cagliari la trovo anacronistica, io sono casomai favorevole alle effusioni. Grazie alla tecnologia si possono fare favolose triangolazioni anche a grande distanza»). Infine l’economista ha voluto rispondere ai rumors sul collegamento tra la sua candidatura e la stretta amicizia che lo lega al collega e presidente della Regione Francesco Pigliaru. «È difficile difendersi dalle voci tendenziose – ha detto – e vengono da pulpiti che forse devono farsi perdonare qualcosa. Di sicuro posso dire di approvare in pieno le azioni legate all’università poste in essere da Pigliaru quando era assessore regionale. E anche io da rettore mi muoverei nella direzione della modernizzazione e della meritocrazia».