E dal cartello è sparito il nome di E.On
Nuovo sit in di protesta dei lavoratori della centrale all’ingresso della strada che porta agli impianti
SASSARI. Forse è un desiderio, forse un auspicio dei lavoratori in sciopero. Di certo c’è che dal cartello che indica la termocentrale, è sparito il nome di E.On ed è rimasta solo la dicitura “Centrale Fiume Santo”. Una mano di vernice rossa ha nottetempo eliminato il nome della multinazionale tedesca, a sottolineare che ormai la presenza di E.On non solo non è più gradita (e non solo da tecnici e operai della centrale), e che la soluzione migliore di questa vertenza che va avanti da due anni è la cessione degli impianti a un nuovo soggetto industriale in grado e intenzionato a concretizzare il protocollo di intesa sottoscritto dalla società tedesca con le istituzioni del territorio, con la Regione Sardegna e con il governo. In questi giorni è in corso l’ennesimo pacchetto di scioperi proclamati da tutte le organizzazioni sindacali (Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil e Cisal-Federnergia), scioperi che nei giorni scorsi hanno portato alla fermata prima del gruppo 3 e poi del gruppo 4.
Nel frattempo prosegue l’azione delle organizzazioni sindacali che mercoledì prossimo incontreranno nella sede della Provincia di Sassari, le istituzioni del territorio. Con loro dovrà essere concordata un’iniziativa politica che coinvolga anche la Regione Sardegna. «Occorre un impegno concreto da parte della Regione – sottolineano le organizzazioni sindacali –. Dopo l’incontro con l’assessore all’Industria Maria Grazia Piras non abbiamo più avuto notizie. Eppure l’assessore Piras conosce perfettamente la situazione dell’industria del Sassarese in generale, e di Fiume Santo in particolare».
Il problema è che dopo l’ultimo nulla di fatto dei colloqui con l’azienda, E.On intende andare avanti con le procedure per il licenziamento dei primi settanta operai (esuberi), ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri cinquanta entro la fine dell’anno. «Questa è l’eventualità che vogliamo assolutamente evitare – spiegano i rappresentanti sinadacali – perché un conto è una trattativa con settanta licenziamenti sul tavolo, un altro è confrontarsi senza la minaccia delle lettere di licenziamento».
Ma i lavoratori di Fiume Santo ne hanno anche per il governo. «In un anno – amano ripetere – siamo riusciti a incontrare due volte Papa Francesco, ma da quando è iniziata la vertenza non abbiamo avuto la possibilità di parlare con il ministro dello Sviluppo economico». (p.s.)