Paolo Fresu e Rubino, il jazz è solidarietà
A Sassari raccolta fondi per la ricerca sulla thalassemia. Applaudito concerto del trombettista sardo e del pianista siciliano
SASSARI. Musica e solidarietà al Teatro Comunale. Una serata dedicata alla raccolta fondi per la ricerca contro la talassemia. Una giornata importante, quella di domenica scorsa, non solo per il lato economico ma anche per la sensibilizzazione di un problema che, in Sardegna, conta un numero altissimo di pazienti, rispetto ad altre zone geografiche nel mondo. La ricerca negli ultimi anni ha fatto passi da gigante per aiutare nell’attività quotidiana, ma anche per la durata di vita di chi, con la talassemia ci convive ogni giorno.
L’evento “Thalassemia, ti conosco, non ti temo!”, organizzato dall’Assciazione Thalassemici sardi ha visto esibirsi due nomi altisonanti della scena jazz mondiale. Paolo Fresu e Dino Rubino. Una conoscenza di lunga data lega il trombettista di Berchidda al polistrumentista siciliano.
«Sono fiero di suonare con Dino su questo palco – dice Fresu in apertura di concerto – l’ho conosciuto come allievo del corso di tromba nei seminari di Siena, dopo di che, ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco e cambiare strumento. Ora è uno dei più brillanti jazzisti in Italia».
Un concerto di facile ascolto fatto di brani più o meno celebri pescati dalla musica latina, composizioni originali, accenni di standard ed improvvisazione. Novanta minuti dal vivo in cui il pianoforte di Rubino e la tromba e il flicorno di Fresu ben si sposano tra la melodia, le note dissonanti e gli effetti elettronici a chiudere il cerchio. Da “O que sera” di Chico Buarque de Hollanda, a “Besame Mucho” ed ancora la ninna nanna bretone “Ton Kozh”ed un tributo a Lucio Dalla con la meravigliosa “Caruso”. «Lucio Dalla – racconta Fresu – è stato uno degli autori che è riuscito a mettere d’accordo gli amanti di tutti i generi musicali, dal jazz al pop commerciale».
Brano dedicato a Roberto Pellegrino, il percussionista cagliaritano scomparso pochi giorni fa. Un amore per Dino Rubino, quello per la tromba, mai messo da parte. Ha sorpreso e non poco le oltre seicento persone presenti, vederlo impugnare l’ottone, tenuto nascosto fino ad allora, per il brano di chiusura della serata, la melanconica “Que reste-t-il de nos amours?” di Charles Trenet nei primi anni quaranta, reinterpretata e reso celebre negli anni settanta da Dalida. Una lunga ed interessante introduzione ha anticipato il concerto presentato da Francesco Secondi, presidente della Onlus Thalassemici sardi, così come l’intervento di Ivano Argiolas, uno dei tre candidati in tutto il mondo ritenuto idoneo per la sperimentazione con l’intervento chirurgico per l’autotrapianto, Ivano Argiolas.
Diventato il simbolo della lotta alla talassemia Argiolas parla chiaro. «Spesso si sente parlare di ricerca, molti donano soldi per questo, ma spesso sembra si parli di una cosa astratta. Questa mia testimonianza serve a rendere visibile il risultato. La ricerca genetica può cambiare la vita delle persone». L’incasso della serata, finanziata dal comune e dalla provincia di Sassari, dalla Fondazione Banco di Sardegna e dal Rotary International, servirà a finanziare la ricerca sulla guarigione dalla talassemia e per sostenere una borsa di studio a favore delle attività di screening per la microcitemia.