La Nuova Sardegna

Sassari

Caso Erittu, il Pm chiede tre ergastoli

di Nadia Cossu
Caso Erittu, il Pm chiede tre ergastoli

L’accusa: fu Pino Vandi a ordinare il delitto in cella con la complicità dell’agente Mario Sanna e del detenuto Nicolino Pinna

27 maggio 2014
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SASSARI. «L’ultima immagine che lascio a voi, signori della corte, è quella di Marco Erittu disteso sul letto della sua cella con lo sguardo rivolto verso la finestra, mentre pensa al giorno in cui riavrà la sua libertà. Qualcuno, però, ha spezzato il suo sogno e lo ha ammazzato». A commissionare quel delitto – ne è certo il pubblico ministero Giovanni Porcheddu – fu Pino Vandi. Fu lui a chiedere a Giuseppe Bigella (reoconfesso e già condannato a 14 anni in abbreviato) di uccidere Erittu con la complicità dell’altro detenuto Nicolino Pinna e dell’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna.

Le richieste. A mezzogiorno e dodici minuti, dopo 19 ore di requisitoria spalmate in tre giorni, il sostituto procuratore, davanti alla corte d’assise presieduta da Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna e i giudici popolari), ha chiesto tre ergastoli per i tre imputati di concorso in omicidio: Vandi, Pinna e Sanna. Una condanna a quattro anni di reclusione, invece, è stata sollecitata per gli agenti Gianfranco Faedda e Giuseppe Soggiu, accusati di favoreggiamento. Ha poi rinviato gli atti alla Procura per valutare la posizione dei sovrintendenti del carcere Luciano Piras e Pierpaolo Cuccuru – e in particolare le loro deposizioni – profilando per entrambi l’ipotesi di reato di falsa testimonianza e per Cuccuru anche la rivelazione di atti d’ufficio (le intercettazioni nella fattispecie).

La vittima. «Erittu non sentiva le voci, non vedeva fantasmi, i suoi erano timori fondati, reali. Le sue richieste di aiuto non sono state valutate a dovere – è stato uno dei passaggi conclusivi della requisitoria – È stato eliminato proprio come lui temeva. Appena si è sentito sicuro è stato sopraffatto da assassini che hanno agito su mandato, con la collaborazione di un agente di polizia penitenziaria». Porcheddu ha ricostruito la personalità della vittima che a un certo punto, dentro l’inferno di San Sebastiano, «ha deciso di ribellarsi ai soprusi». Come? Voleva parlare con il capo della Procura, raccontargli del coinvolgimento di Vandi nei sequestri di Paoletto Ruiu e di Giuseppe Sechi. «Per questo non doveva arrivare al lunedì successivo».

Il pentito Bigella. È stato lui, con la sua confessione, a far riaprire le indagini su un caso che era già stato archiviato come suicidio. Lui a chiamare in correità Vandi, Sanna e Pinna. «Il racconto di Bigella è dettagliato, coerente, segue un filo logico – dice il pm – Lo abbiamo sezionato. Bigella non ha mai nascosto né sminuito la propria responsabilità».

L’inquinamento delle prove. La prima ricostruzione dei fatti «era frutto di un pesante inquinamento delle prove. Basti pensare alla sparizione della coperta dalla cella, della lettera di Erittu e della sua richiesta di colloquio. Abbiamo ritenuto realistico il coinvolgimento di Vandi nei sequestri e realistico che la vittima fosse in possesso di informazioni su questi fatti. È stata accertata la volontà di Erittu di collaborare, ci sono i suoi scritti che raccontano le paure e il desiderio di rifarsi una vita appena ottenuti i domiciliari». Invece non gli vennero concessi perché nella sua cella gli agenti trovarono cocaina. «Erittu sapeva che era stato Vandi ad architettare tutto per intimorirlo e convincerlo a chiudere la bocca».

Gli altri imputati. «Sanna era il detentore delle chiavi della cella – ha spiegato il pm – Bigella è credibile quando lo accusa, se il reparto fosse stato controllato non avrebbero potuto commettere il delitto. E Soggiu e Faedda mentono per coprire il collega. Sanno che se dicessero la verità, tutta la verità, Sanna finirebbe nei guai». Nicolino Pinna, invece, per il pm avrebbe aiutato Bigella a compiere materialmente l’omicidio: «La sua non era una presenza necessaria – dice – eppure viene indicata da Bigella. Aveva il compito di tenere ferma la vittima, preparare il cappio e metterglielo al collo. E tracce di afferramento sulla gamba di Erittu sono state effettivamente rilevate dai medici legali». Per la Procura il segnale della presenza di un complice. Tutti riscontri che hanno motivato la richiesta degli ergastoli.

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