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Sassari

Pellegrinaggio millenario i segni scoperti a Balai

Pellegrinaggio millenario i segni scoperti a Balai

La testimonianza di Giuseppe Piras, l’epigrafista medievale che ha individuato i graffiti nella roccia e li ha studiati: una croce uncinata e la palmetta del martirio

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PORTO TORRES. La chiesa di San Gavino a Mare (chiamata comunemente anche Balai Vicino) poggia le sue fondamenta su uno scoglio a picco sul mare. Viene aperta ogni anno dal 3 maggio fino alla domenica di Pentecoste, periodo in cui la grotta adiacente alla chiesa ospita i simulacri lignei seicenteschi dei tre martiri Gavino, Proto e Gianuario.

A descrivere la chiesa e ad illustrare le testimonianze del secolare flusso di pellegrini è Giuseppe Piras, epigrafista medievale, che quei segni graffiti nella roccia li ha scoperti e studiati e non ha mai smesso di sviluppare una ricerca che riveste un interesse che va ben al di là dei confini regionali e nazionali.

«La chiesa, orientata verso nord, è ad un'unica navata con volta a botte, retta da archi doubleaux. Dietro l'altare una porta collega il presbiterio a un vano la cui funzione a tutt'oggi non è stata ancora chiarita. Forse una cisterna d'età romana trasformata nell'altomedioevo in sacello – spiega Piras – . La chiesa è stata eretta nel luogo in cui, secondo la tradizione, vennero sepolti i martiri Gavino, Proto e Gianuario. Il riferimento a Balai quale luogo di sepoltura (locus depositionis) fino alla traslazione a Monte Agellu avvenuta in età medievale per volere del giudice Comita si trova, tra gli altri, nell'Inventio (narrazione contenuta in un volume stampato a Venezia nel 1497) e nel Condaghe di San Gavino (documento sulla fondazione e consacrazione della basilica stampato a Sassari nel 1620)».

Il problema di fondo è stabilire quanto e che cosa ci sia di vero nella tradizione scritta e orale. Una domanda che rimbalza da sempre e che chiama a una riflessione profonda tutti coloro che, a vario titolo, si occupano della storia dei Martiri turritani e di quello che la loro esperienza ha rappresentato per le comunità del territorio. Lo studioso non ha dubbi. «Quello che troviamo all'interno dell'ipogeo dove vengono custoditi i simulacri in occasione della Festha Manna è la testimonianza di un lungo percorso di devozione nei confronti dei nostri Martiri che risale a tempi antichissimi. Nelle pareti annerite dal fumo e ricoperte di licheni si possono ancora scorgere i segni lasciati dai pellegrini di diverse epoche. A partire dall'età tardoantica, come confermano i segni cristologici, i vari tipi di croce (ad esempio quella uncinata) e la palmetta (simbolo del martirio) per arrivare all'epoca medievale, documentata dalle "orme del pellegrino" (sagome dei plantari di sandali) che ho avuto la fortuna di individuare e pubblicare nel 2005 insieme ad altri graffiti. Ed ancora la Croce sul Golgota con la raffigurazione del sangue di Cristo che monda il genere umano dal peccato, tipica del Cinquecento e Seicento. Una storia di fede e devozione raccontata tramite le immagini e i simboli – conclude Giuseppe Piras – che ha attraversato i secoli custodendo il suo prezioso significato fino ai giorni nostri».

Proprio il santuario di Balai Vicino (da dove è possibile scorgere anche la chiesetta di Balai Lontano) dalla sera del 3 maggio è meta continua di fedeli. Un flusso di persone senza fine, non solo per prendere parte alle celebrazioni religiose (alcune a tema) che si svolgono al mattino e nel pomeriggio, ma anche per fermarsi in preghiera e meditazione davanti alle statue dei santi. Da Balai Lontano a Balai Vicino, un percorso via mare, dal luogo del martirio a quello in cui i corpi sarebbero riemersi. É questo - secondo la leggenda e la tradizione - il collegamento tra i due santuari sul mare. La testimonianza dell’epigrafista medievale Giuseppe Piras, che da anni studia quell’ambiente così particolare del santuario di Balai, conferma che dai segni (molti dei quali scoperti direttamente da lui) si evince l’esistenza «di un pellegrinaggio millenario».

E quel viaggio dei fedeli che tutti gli anni arrivano da ogni parte - oggi più di ieri - evidenzia il forte legame tra i Martiri turritani e una moltitudine di fedeli diffusi in tutta la Sardegna ma anche in diverse realtà della penisola che venerano San Gavino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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