La Nuova Sardegna

Sassari

I legali di Sanna: da Bigella solo calunnie

di Nadia Cossu
I legali di Sanna: da Bigella solo calunnie

La difesa della guardia accusata di concorso in omicidio: «Richieste di ergastolo basate sulle parole di un mentitore»

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SASSARI. Un uomo dalla condotta impeccabile, dedito al lavoro e allo studio, rispettato da tutti, colleghi compresi. Innamorato della sua famiglia. «Nemmeno si toglieva la divisa quando finiva il turno di lavoro – hanno sottolineato gli avvocati difensori Mattia Doneddu e Agostinangelo Marras – andava dritto alla scuola serale per poter conseguire il diploma». Il ritratto di Mario Sanna che viene fuori dall’arringa dei suoi legali è quello di un uomo che mai avrebbe potuto macchiare la propria coscienza collaborando alla realizzazione di un omicidio.

La difesa Sanna. Sei ore di discussione davanti ai giudici della corte d’assise nel tentativo di far crollare pezzo dopo pezzo il castello di accuse costruito dal pubblico ministero Giovanni Porcheddu nei confronti dell’agente di polizia penitenziaria sulla cui testa pende una richiesta di condanna all’ergastolo perché considerato colui che aprì la cella di Marco Erittu. Secondo la Procura, in questo modo Giuseppe Bigella e Nicolino Pinna poterono entrare e porre fine alla vita del detenuto così come aveva ordinato Pino Vandi. Per stabilire la dinamica dei fatti di quel 18 novembre 2007 il pubblico ministero si affida alle parole del reoconfesso Bigella.

Le calunnie di Bigella. «È un mentitore – sostiene con foga Mattia Doneddu – è amorale, opportunista, non ha la percezione del bene e del male». Ancora una volta al centro del processo che tenta di far luce sul giallo di San Sebastiano c’è la personalità dell’uomo che a un certo punto con le sue dichiarazioni fa riaprire un caso giudiziario già archiviato come suicidio. E lo fa chiamando in correità altre tre persone, tra cui Mario Sanna. Spiega ai magistrati che Marco Erittu doveva morire perché voleva rivelare al procuratore dettagli sulla sparizione di Paoletto Ruiu e Giuseppe Sechi e in particolare sul coinvolgimento di Vandi in questi fatti. «Lo fa con lucidità e coerenza, senza cadere in contraddizione», dirà il pm nella sua requisitoria. «Bigella è dettagliato, è vero – ha replicato ieri la Doneddu – Più è dettagliato, più è contento. Perché ama mentire e stare al centro dell’attenzione». «Un uomo dalla personalità controversa – lo definisce Agostinangelo Marras – immerso nella sua povertà culturale, nei trascorsi da tossicodipendente, con un’esperienza carceraria che aveva minato le sue capacità psicofisiche». E che all’improvviso, lui che sta già scontando in carcere una condanna a 30 anni per l’omicidio di una gioielliera di Porto Torres, decide di rivelare un’altra verità sulla morte di Erittu «perché prima lo ammiravo Vandi, poi mi sono vergognato al posto suo – racconterà nella sua confessione – quando ho saputo che Giuseppe Sechi era stato ammazzato per mandare il suo orecchio ai parenti di Ruiu. Cosa c’entrava Sechi?». Ieri su questo punto ha incalzato la difesa di Sanna: «Come può provare una qualche vergogna un uomo che sferra undici coltellate contro una donna (la gioielliera Fernanda Zirulia ndc) fino ad ammazzarla e che poi uccide un detenuto senza una ragione?».

L’omicidio Zirulia. La capacità calunniatrice di Bigella verrebbe fuori anche in questa brutta storia. «Nel 2008 racconta che la gioielleria era una copertura per traffici di droga e sostiene sia Vandi il mandante del delitto. Nel 2009 cambia versione e dice che il mandante è Sergio Zara, figlio della donna». E poi aggiunge, Marras: «Ma fu anche lo stesso pm a non credergli il giorno in cui non prese in considerazione una lettera che proprio Bigella inviò alla Procura e nella quale accusava Vandi di essere il mandante del delitto».

La lettera di Erittu sparita. La famosa lettera che Erittu inviò al procuratore Porqueddu insieme alla richiesta di un colloquio. Come poteva sapere Bigella che quella missiva non era arrivata a destinazione? È una delle domande chiave del processo. Gli avvocati esibiscono le pagine dei giornali locali: «Ecco dove lo ha appreso. Titoli e date parlano chiaro. Da qui non si esce. Era di dominio pubblico. E lo apprende anche dalla sua stessa ordinanza di custodia cautelare».

Mario Sanna. «Ci saremmo aspettati, davanti a una richiesta di ergastolo, che il pm ci dicesse quando Sanna sarebbe stato contattato e da chi. E cosa lo avrebbe spinto ad accettare. Nessuno ci ha spiegato quali erano i rapporti tra Vandi e Sanna ma, soprattutto, quel giorno nessuno fino alle 10.30 del mattino sa che Erittu alle 12.30 verrà trasferito nella cella liscia numero 3 (dove poi è stato trovato morto ndc)».

La verità della difesa. Erittu, secondo gli avvocati di Sanna, si sarebbe spinto in uno degli ennesimi gesti di autolesionismo che quel giorno ebbero però un esito imprevisto. «Autolesionismo – sintetizza Marras – che si è tramutato in un “suicidio preterintenzionale”». Voleva attirare l’attenzione delle guardie ma la situazione gli è sfuggita di mano. «Non dimentichiamo il messaggio alla famiglia annotato su una delle sue agende – aggiunge il legale – in cui scrive: “Non ce la faccio più. Perdonatemi per quello che farò. Vi amo tutti”».

La richiesta di Marras e Doneddu per l’agente Sanna non può che essere una: «Assoluzione perché il fatto non sussiste».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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