Il sacrificio dei Martiri e di padre Zirano
Ieri la cerimonia della riconsegna delle chiavi della Basilica e il vescovo ha ricordato il frate sassarese proclamato santo
PORTO TORRES. La basilica di San Gavino gremita di fedeli per seguire il Pontificale presieduto dall'arcivescovo padre Paolo Atzei, e il lungo corteo che si è poi snodato nel corso Vittorio Emanuele verso il porto per la benedizione del mare, confermano ancora una volta la grande devozione della comunità diocesana per i Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario.
Ieri mattina si è compiuto l’ultimo rituale delle celebrazioni per i santi martiri, davanti ai sindaci di Sassari e Porto Torres, con il vescovo dell’arcidiocesi: la riconsegna delle chiavi della Basilica al parroco don Mario Tanca.
Questo passaggio fra la municipalità sassarese, che in passato aveva in cura l’intero complesso monumentale, e il parroco di San Gavino è un rito che risale ai secoli scorsi, quando la consegna delle chiavi all’autorità cittadina e l’immediata riconsegna al parroco era segno del riconoscimento di buona conservazione e cura di tutto il complesso di Monte Agellu. «Gesù dice che potranno uccidere anche il corpo ma non l’anima di chi lo riconoscerà davanti agli uomini _ ha sottolineato durante l’omelia padre Paolo _, e tutti i Martiri sono un’imitazione perfetta di Dio perché hanno opposto la fede cristiana all’odio contro loro stessi».
Esempi fulgidi di questa fede, ha aggiunto il vescovo, sono stati proprio il presbitero Proto, il suo diacono Gianuario e il soldato Gavino che hanno annunciato con passione la fede cristiana davanti ai persecutori romani. Nell’esaltare le gesta dei Martiri, ricordando il legame indissolubile che lega la comunità di Sassari a tutte le altre comunità della diocesi, il vescovo ha voluto annunciare con gioia il decreto di beatificazione di padre Francesco Zirano, autorizzato dal Papa lo scorso febbraio, a cui sarà riconosciuto il pubblico culto nella diocesi e nella regione d'origine: la cerimonia del primo santo di Sassari si svolgerà in piazza d'Italia il 12 ottobre, davanti a migliaia di fedeli provenienti da tutta l'isola e delegazioni di frati da tutto il mondo.
Padre Francesco Zirano ha preferito essere scorticato vivo piuttosto che rinnegare il suo Credo: nato a Sassari nel 1564 da una modesta famiglia di contadini, aveva lasciato la tranquillità del convento di Santa Maria di Betlem, dove era stato ordinato sacerdote nel 1586, per dedicarsi all'opera molto rischiosa di redenzione degli schiavi catturati dai corsari musulmani. Una vocazione rafforzata dopo che il cugino Francesco Serra, anche lui frate, era finito nelle mani dei pirati algerini. Padre Zirano chiese e ottenne da Papa Clemente VIII di poter questuare tra i fedeli i soldi necessari al riscatto, poi di recarsi ad Algeri non solo per liberare il cugino, ma anche per evitare che i cristiani prigionieri rinunciassero alla fede. Incarcerato nel palazzo del pascià, cristiano rinnegato, viene ammazzato per scorticamento e la pelle ricucita e riempita di paglia per essere affissa alla porta più frequentata della città.
Al termine della funzione religiosa, e dopo la cerimonia della riconsegna delle chiavi, è partita la processione per le vie cittadine accompagnata da tamburini e trombettieri, banda musicale, comitati di bandiera, figuranti in costume e fedeli di tutte le età. Sull’altare sistemato davanti alla torre Aragonese padre Paolo Atzei ha impartito la benedizione del mare: «Lavoriamo tutti assieme per superare il momento difficile _ ha concluso _, anche con l’aiuto della chiesa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
