«Ti sbatto a Ozieri», la città in rivolta contro una fiction tv
Il sindaco: «La serie racconta di un passato non vero» E su Facebook si scatena la bagarre con riflessioni pepate
OZIERI. Ha suscitato sdegno tra numerosi cittadini di Ozieri una frase infelice pronunciata da un personaggio della fortunata fiction di Canale 5 “Furore. Il vento della speranza”: «Ozieri, buco del c... della Sardegna».
Il personaggio di Felice, ispettore di Polizia interpretato da Yari Gugliozzi, nella quinta puntata, andata in onda mercoledì sera, racconta all’amico Saruzzo Licata (Massimiliano Morra) del trasferimento ordinatogli come punizione in Sardegna e la sua frase sprezzante è la risposta alla domanda «Dov’è Ozieri?».
Un epiteto volgare che non è piaciuto per niente agli spettatori ozieresi della fiction, non molti in realtà, che immediatamente hanno fatto partire un feroce tam tam su Facebook (anche nella stessa pagina di “Furore”) manifestando indignazione e chiedendo scuse pubbliche agli autori coinvolgendo nella protesta tanti altri utenti.
La miniserie televisiva è ambientata a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento e racconta la storia di famiglie del Sud emigrate in Liguria e alle prese con lo scetticismo, per non dire “razzismo”, della gente del Nord.
Il punto di vista è quello della gente di un Meridione d’Italia rispetto al quale la Sardegna è ed era del tutto estranea soprattutto negli anni Sessanta, nei quali per un militare dell’Arma, un agente di Polizia non vi poteva essere punizione peggiore del trasferimento nell’isola.
Film e libri in passato lo hanno sempre raccontato, in particolare con sgradevoli riferimenti alla tartassata Barbagia, ma in questa nuovissima fiction il riferimento diretto a Ozieri, centro del Logudoro, è apparso inopportuno perché troppo diretto e offensivo, soprattutto per le dure e volgari parole usate per definire in metafora l’entroterra sardo (appena un flash intorno al minuto 35’ della puntata, che si può vedere sul sito www.mediaset.it, dal quale è tratto il fotogramma raffigurato).
Le ipotesi di questa antipatia si sono sprecate ma il “colpevole” dell’infelice epiteto è stato individuato nello sceneggiatore, il giovane Teodosio Losito, autore di varie fiction Mediaset di successo, apprezzato per l’uso di un linguaggio diretto e per la capacità di calare i personaggi nel contesto: una caratteristica che, a parere di molti, in questo caso è un po’ mancata.
«Se gli autori volevano ricreare con esattezza il contesto storico dovevano svolgere ricerche più accurate - è stato per esempio il commento del sindaco Leonardo Ladu, chiamato in causa da tanti cittadini che chiedevano una presa di posizione pubblica (e alcuni addirittura una querela) - poiché in quegli anni Ozieri era una delle città più fiorenti dell’isola sia dal punto di vista economico sia da quello sociale, civile, culturale. L’immagine della Sardegna come luogo di punizione per carabinieri e poliziotti è un mito ormai difficile da sfatare e che ha radici lontane - aggiunge Ladu -, ma sarebbe il caso che ai nostri giorni si evitassero tali raffigurazioni. Ciò vale soprattutto per Ozieri, descritta con poche parole volgari e con un pressappochismo che ha dato fastidio a molti».
Tra i numerosi utenti del social network Facebook e tra le tante persone che ieri parlavano della vicenda in piazza o nei bar c’è però anche chi l’ha buttata sul ridere e persino chi ha apprezzato il piccolo istante di notorietà avuto in prima serata sulla rete ammiraglia di Mediaset, all’insegna del «bene o male, purché se ne parli».
Una cortesia ricambiata, dal momento che adesso anche chi non aveva mai visto né sentito parlare di “Furore” sarà curioso di vedere che fine farà il poliziotto Felice e seguirà quindi l’ultimo episodio. E già qualcuno si augura che, nella seconda stagione della fiction, la città di Ozieri possa ospitare il cast per qualche ripresa sul non più sconsolato ispettore “punito”.
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