Ex giunta a processo, in aula il segretario defenestrato nel 2007
Buddusò, Murgia citata come teste dal pm Loris «Il sindaco mi disse che non ero gradita a molti consiglieri»
La domanda del pubblico ministero Elisa Loris alla teste è chiara: «Ricorda di un versamento in conto capitale di 300mila euro alla Buddusò Servizi da parte dell’amministrazione comunale?». La risposta: «Sì, ricordo quella riunione di maggioranza durante la quale venne prospettato questo finanziamento. Espressi parere negativo e intervenni anche con una nota scritta. La delibera per l’anticipazione di cassa poi fu adottata, scrissi subito all’amministrazione per chiedere che venisse revocato l’atto perché illegittimo».
Passa attraverso queste prime dichiarazioni la testimonianza di Giovanna Maria Murgia, segretario comunale all’epoca dei fatti (poi “defenestrata” dalla giunta). Ieri mattina, davanti al collegio presieduto da Salvatore Marinaro, si è tenuta la seconda udienza nell’ambito del processo che vede imputati l’ex sindaco di Buddusò Giovanni Satta e la giunta che lo affiancò negli anni di amministrazione tra il 2005 e il 2007.
Tra i reati contestati ci sono l’abuso d’ufficio nell’ambito della gestione dell’appalto per la raccolta dei rifiuti, il falso ideologico per l’incarico revocato al segretario comunale Murgia e ancora il peculato per aver utilizzato cellulari del Comune per telefonate private. La vicenda che ha portato gli ex amministratori sul banco degli imputati ruota prevalentemente intorno alla gestione della municipalizzata “Biesse Spa”. Sono in tutto 20 le contestazioni della Procura all’ex sindaco di Buddusò difeso da Sergio Milia e Maria Claudia Pinna e agli altri 19 imputati tra allora assessori e consiglieri comunali (assistiti dagli avvocati Gian Mario Sechi, Francesco Lima, Sara Migliore). Per sei capi d’accusa la giustizia è arrivata tardi: sono finiti in prescrizione prima ancora di approdare in tribunale. Era caduta anche l’ipotesi di associazione a delinquere, ossia il sospetto che gli imputati avessero costituito una rete pronta ad abusare della cosa pubblica attraverso la gestione personalistica dell’azienda posseduta dal Comune. Restano singoli episodi, quindi. Ad esempio le assunzioni di cinque parenti, tra cugine, cognate e figli, avvenute con rinnovo contratti (vietati dalla finanziaria 2008) nell’ufficio politico del Comune. Nelle carte dell’accusa c’è traccia anche di un consigliere comunale che non si astiene dal voto per deliberare l’affidamento della raccolta rifiuti senza alcuna gara alla Biesse, che poi la darà in subappalto a un altro soggetto, la “Sarda Servizi”. A carico di Satta si configurerebbe secondo l’accusa l’abuso d’ufficio anche per quanto riguarda la soppressione – attraverso un’apposita delibera – del canone di concessione che la Biesse doveva al Comune per l’uso dei terreni comunali. Così come – sempre secondo la Procura – sindaco e giunta avrebbero effettuato un versamento pari a 300mila euro che avrebbe consentito di riparare un debito della Biesse, nonostante il parere contrario espresso dal segretario comunale. E sempre loro dovranno spiegare perché il 5 novembre 2007 «allontanarono il segretario comunale, la dottoressa Murgia, che voleva far rispettare la legge». «Fui contattata dal sindaco – ha spiegato lei ieri – che mi invitò a rassegnare le dimissioni dicendomi che non ero gradita a una parte dei consiglieri. Io mi rifiutai e allora fecero una delibera ad hoc per mandarmi via, sostenendo che avevano necessità di un segretario a tempo pieno». La prossima udienza sarà il 10 dicembre.
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