La Nuova Sardegna

Sassari

A Carletto, segugio seduto il premio «cane speciale»

di Luigi Soriga
A Carletto, segugio seduto il premio «cane speciale»

Nel cortile della Piazzetta la prima sfilata degli animali disabili. Le storie a lieto fine di Calissa, Pino, Bianchina e l’amore dei loro proprietari - FOTO

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SASSARI. «Papà, guarda quel cane. Sembra che stia facendo la popò». In effetti il povero Carletto, segugio seduto, non ha proprio un incedere elegante. Però tra lui e i dieci bambini della giuria è stato un colpo di fulmine e nove di loro lo hanno proclamato vincitore senza pensarci un attimo. Non si sa se sia un premio alla simpatia o al cane più sfigato, ma Carletto merita il primato su entrambi i versanti. Insomma, in questa prima manifestazione alla Piazzetta degli “animali speciali”, organizzata dalla veterinaria Michela Grassi, lui è forse il più speciale.

Veniamo innanzitutto al nome Carletto. Ora per sua sfiga o fortuna, dipende dai punti di vista, gli è capitato di finire in una casa di juventini sfegatati. Quindi con Tevez in maglia bianconera che fa faville, il battesimo era segnato. «Quando siamo andati in canile – racconta il proprietario Alberto Ganau – con mia moglie i patti erano chiari: tu hai scelto il cane, ma il nome lo decido io». E Carletto è stato. La sua sì che sino a quel momento è stata una vita da cani. Sicuramente ha trascorso la maggior parte dell’esistenza rinchiuso dentro un trasportino, in uno spazio talmente piccolo da dover restare perennemente rannicchiato. Quella postura gli è rimasta e gli rimarrà per sempre, perché le zampe posteriori si sono anchilosate.

«La prima volta che l’abbiamo portato a casa – racconta il padrone – era disorientato. Non appena ha visto uno spazietto recintato, ci si è subito infilato. L’idea di una vita in libertà non lo sfiorava nemmeno». In questa sfilata controcorrente degli animali disabili, c’è ben poco toelette, ma moltissimo amore da parte dei padroni. Perché accudire l’handicap degli animali comporta energie, tempo e anche molte spese. Una eutanasia sarebbe molto più sbrigativa e indolore, secondo il pensare comune, ma oltre a spegnere una vita resetterebbe anche uno scambio inimmaginabile di affetto e riconoscenza. «Questi animali ti restituiscono ogni sacrificio speso». C’è Pino, un bassotto di 5 anni paralizzato per un’ernia del disco. C’è Tommaso, un pincher aggredito da un cane più grande, che non riesce più ad abbaiare. C’è Bianchina, simil maremmano dal sorriso perennemente stampato, a causa di una malformazione dentaria. E poi c’è Calissa, una bassottina iperattiva che trotta e abbaia sul suo carrellino. Quanta distanza dalle mostre canine, quelle votate al santo pedegree. Qui il fascino è un altro e va ben oltre la bellezza: a loro modo questi animali e i loro padroni sono capaci di regalare un grande insegnamento di vita. Questi cani sciancati, paralitici, ciechi, maltrattati, nonostante gliene siano capitate di tutti i colori, conservano intatta una strabiliante voglia di vivere.

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