Tra i casermoni dove non c’è speranza

I gravi disagi di Santa Maria di Pisa dove tutti i giorni ci si arrangia per sopravvivere. La battaglia del parroco don Sini

SASSARI. Una sacca di sofferenza, quella del quartiere di Santa Maria di Pisa, che negli ultimi anni, complice la crisi generalizzata, si è aperta per mostrare senza più pudori ciò che può succedere quando l’emarginazione diventa il pane quotidiano. L’episodio della ribellione all’arresto di un residente di quei casermoni popolari non è altro che uno dei sintomi di un malessere grave. «È la mancanza di una qualunque prospettiva a rendere quasi impossibile il riscatto di tanti disperati», dice il parroco don Gavino Sini, da 25 anni in prima linea contro il disagio. Molto dopo che, con la realizzazione dei grandi progetti di edilizia popolare dei primi anni Settanta, il centro storico venne svuotato dai suoi abitanti storici.

«In tutto questo tempo - continua il parroco - abbiamo sempre lottato per aiutare le famiglie bisognose con beni materiali ma soprattutto cercando di seminare il senso della legalità e del rispetto delle regole. Conosciamo vita, morte e miracoli di circa 200 famiglie residenti nel quartiere ma ci sfuggono i giovani, gli adolescenti che dopo aver fatto la cresima scompaiono nel nulla. E quando passando vedo giovani buttati per strada con la bottiglia di birra in mano mi viene tanta di quell’amarezza...». Detto questo don Sini è un combattente ed è difficile che si scoraggi: «Di buono qui ci sono le attività sportive alle quali partecipano 75 ragazzi con grande entusiasmo, e poi le scuole: abbiamo 4 istituti superiori tra cui l’Alberghiero in cui studiano tanti nostri ragazzi che con un pezzo di carta in mano possono trovare subito lavoro. Poi c’è l’ipotesi di creare la sede della Caritas proprio qui nel centro Pime. Sarebbe un ottimo punto di riferimento. Oggi lì c’è il nostro punto d’ascolto». Per il resto però ci sono giornate vuote in cui ci si arrangia per sopravvivere coltivando magari l’idea che commettere reati non è così riprovevole quando non ci sono alternative. D’altra parte i numeri raccolti dai servizi dell’assessorato alle Politiche sociali parlano chiaro. Lì il Comune è presente con il Servizio territoriale 2 che comprende anche i quartieri di Latte Dolce, Sant’Orsola, Li Punti, San Giovanni e Ottava e serve 33mila utenti costituendo il servizio più popoloso di Sassari dopo Monte Rosello. In queste zone l’età media dei residenti è piuttosto bassa al contrario del resto della città, se si fa eccezione per il centro storico, popolato perlopiù da stranieri. Per dare un’idea della necessità di supporti socioassistenziali gli utenti del servizio minorile di sostegno alla genitorialità sono 107 contro i 74 del centro storico. Su 728 minori in carico ai servizi sociali 267 risiedono nel territorio di Santa Maria di Pisa, Latte Dolce eccetra. Di 80 affidi familiari 38 riguardano minori dello stesso territorio mentre su un 55 progetti di inclusione sociale 30 sono indirizzati a persone della zona. Ci sono anche diversi sportelli di ascolto per problemi sempre più giganteschi. «Gli investimenti e i servizi offerti, che sono tanti, tuttavia non bastano - conclude l’assessore alle Politiche sociali Grazia Manca -. Bisogna trovare risorse per fare prevenzione e non soltanto riparare i danni. È ciò a cui lavorerà l’amministrazione comunale».

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