Detenuto morto, incarico per l’autopsia
Inchiesta della Procura, sigillata la cella. Nessun dubbio sul suicidio, acquisiti i filmati delle telecamere
SASSARI. È stata sigillata la cella del carcere di Bancali dove sabato sera è stato trovato privo di vita Francesco Saverio Russo, il detenuto algherese di 34 anni, che si sarebbe tolto la vita impiccandosi con le lenzuola alla finestra del bagno.
La prima morte per suicidio nel nuovo penitenziario che ha mandato definitivamente in pensione San Sebastiano è ora al centro di una inchiesta della procura della Repubblica: il magistrato Cristina Carunchio ha disposto l’autopsia e l’incarico sarà conferito oggi al medico legale Francesco Lubino. I familiari hanno affidato la rappresentanza legale agli avvocati Paolo Spano ed Elias Vacca. La perizia è un atto fondamentale per spazzare via ogni possibile dubbio, anche se dai primi accertamenti espletati e dall’acquisizione dei video del sistema di sorveglianza interno del carcere, sarebbero arrivate conferme alla ricostruzione lineare fornita dalla polizia penitenziaria.
Francesco Saverio Russo era solo in cella, una esigenza personale dettata dal fatto che era un non fumatore e tra l’altro sofferente di asma. Quindi la coabitazione con altri detenuti era problematica. L’uomo non aveva dato alcun segnale che potesse fare pensare a un gesto tragico, anche se non aveva preso benissimo la decisione della revoca del beneficio dell’articolo 21 che gli consentiva (fino ad agosto) di uscire quotidianamente dal carcere per andare a lavorare in un attività gestita dal fratello. Tutti i giorni arrivava a prenderlo la madre e la sera lo riportava. Poi alcune infrazioni avevano portato alla sospensione. E a novembre era in programma l’udienza davanti al Riesame per chiedere il ripristino della possibilità del lavoro all’aperto.
Per i familiari e i conoscenti non c’erano motivi evidenti perché Francesco Saverio Russo arrivasse a compiere un gesto estremo. E, in verità, anche tra il personale della polizia penitenziaria e gli altri operatori del carcere, c’è sconcerto per l’accaduto. «Non se l’aspettava nessuno», hanno commentato, «non c’erano stati segnali di alcun genere».
Ieri è stata smentita anche l’indiscrezione che il detenuto avesse lasciato un biglietto in cella. Non è stato trovato alcun messaggio.
Dalla visione dei filmati del sistema di videosorveglianza, risulta che gli unici a entrare nella cella di Francesco Saverio Russo, contemporaneamente, sono gli infermieri e gli agenti della polizia penitenziaria che li accompagnavano. Erano andati per somministrare la terapia, come altre volte. Il detenuto era già morto. Inutili, purtroppo i soccorsi prestati immediatamente.
Una azione - quella di Russo - messa in pratica in pochi minuti - : era stato, infatti, controllato poco prima dagli agenti che non avevano notato alcun elemento sospetto. L’uomo, tra l’altro, non era segnalato tra i detenuti a rischio e quindi bisognosi di una vigilanza più attenta. La continua vicinanza dei familiari rappresentava un sostegno forte, e anche la possibilità di poter tornare a lavorare fuori dal carcere era più che una speranza per il detenuto. Sabato sera la morte, inspiegabile, che ha sorpreso tutti.
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