La Nuova Sardegna

Sassari

Un “Guardian Angel” sul Cammino

di Luca Fiori
Un “Guardian Angel” sul Cammino

Il sassarese Pierpaolo Pintus è in viaggio verso la capitale della Galizia: «Nello zaino porto la speranza degli ammalati»

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SASSARI. Novecento chilometri a piedi per regalare una speranza a chi non può alzarsi dal letto e un sorriso a chi ogni giorno, nella vita, incontra difficoltà e porte chiuse. Pier Paolo Pintus, sassarese di 58 anni, vice presidente della Croce Blu e leader dei Guardian Angels, (l’associazione di volontariato di strada) a fine agosto ha preparato lo zaino ed è partito da Sassari per coronare un sogno che coltivava da tempo: percorrere il Cammino di Santiago di Compostela, il lungo tragitto che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono - attraverso la Francia e la Spagna - per giungere alla tomba dell'apostolo Giacomo. Molti lo fanno per motivi religiosi, tanti altri semplicemente per immergersi nella natura e riscoprire se stessi passo dopo passo.

Il Cammino è un’esperienza unica perché durante il mese che si trascorre con lo zaino sulle spalle s’incontrano persone di ogni angolo del mondo, con le quali si condividono, speranze, dolori, ma soprattutto le gioie che la strada regala inaspettatamente. Anche il Cammino di Pier Paolo ha qualcosa di speciale per via di quel basco rosso dei Guardian Angels che ogni giorno lo accompagna verso Santiago: «per indossarlo ufficialmente - spiega - ho ottenuto l'autorizzazione da New York». Ma è soprattutto quello che ha messo dentro lo zaino, insieme ai pochi indumenti consigliati per non avere troppo peso sulle spalle, a rendere Pier Paolo un pellegrino diverso dagli altri. «Ho circa due chili di pietre - racconta - ciascuna con un nome sopra e un biglietto da lasciare alla “Cruz de Hierro”, la croce di ferro, uno dei luoghi più importanti del Cammino per la sua importanza simbolica». Qui i pellegrini depositano una pietra portata da casa per chiedere una grazia o di una dimensione proporzionata ai peccati di cui ci si vuole liberare. «Ho con me anche la pietra di Susanna Campus - racconta Pier Paolo Pintus - e di Salvatore Tilocca due amici che stanno affrontando la Sla con una forza indescrivibile. Il mio Cammino è anche per loro e per gli amici dell'Aisla, l’associazione che raccoglie fondi per la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica, ma anche per i bambini autistici dell'Associazione Diversamente Onlus». Pier Paolo è partito da Saint Jean Pied de Port, nei Pirenei francesi, il 27 agosto e conta di arrivare a Santiago di Compostela a fine mese. «Poi proseguirò per altri tre giorni - spiega il Guardian Angels - per arrivare a Finisterre sull’Atlantico. La decisione definitiva di partire l’ho presa un anno fa dopo aver visto il film con Martin Sheen, mi ha colpito e mi ha dato la spinta che mi serviva». Prima di partire Pierpaolo si è allenato facendo lunghe camminate verso Osilo e proprio lì, nelle campagne, ha raccolto le pietre che lascerà alla “Cruz de Hierro”. «C’è qualcosa di magico anche in questo - spiega - sono quasi tutti dei fossili di conchiglia e la conchiglia è proprio il simbolo del Cammino». Anticamente tornare dal viaggio con la conchiglia era infatti la prova dell’avvenuto pellegrinaggio, perché i pellegrini potevano mostrarla per dimostrare di essere arrivati sino a alla fine mondo conosciuto, Finisterre appunto. Nonostante l’allenamento, durante il Cammino si possono incontrare delle difficoltà, ma tutte si superano con la voglia di arrivare a destinazione. «Qualche difficoltà - la sto incontrando - ammette Pier Paolo - nonostante mi sia allenato per quasi un anno. Ma qualche vescica e qualche problema muscolare lo devi mettere in conto». Ogni giorno Pier Paolo racconta gli incontri e le emozioni del viaggio sulla pagina facebook “Un Guardian Angel al Cammino di Santiago”. Durante le lunghe giornate trascorse tra campi e boschi non si è mai soli. «È una esperienza davvero unica, e se si riesce a goderne i momenti di solitudine, di riflessione, di pace interiore che il Cammino riesce a regalarti è qualcosa di irripetibile. Io non lo sto vivendo come qualcosa di esclusivamente religioso, anche se mi piace visitare le chiese dei posti che attraverso. È più un pellegrinaggio spirituale, una sorta di esame di coscienza e di bilancio della mia vita alla soglia dei 60 anni. La cosa che mi piace è il fatto che nel mio Cammino ho accanto a me tanta gente. Non solo i Guardian Angels - spiega - ma soprattutto gli amici dell’Aisla e i bambini autistici dell'Associazione Diversamente Onlus. Loro camminano con me e io per loro e ne sono fiero e orgoglioso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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