La Nuova Sardegna

Sassari

Disoccupati e ora arriva lo sfratto

di Pinuccio Saba
Disoccupati e ora arriva lo sfratto

Leggi e burocrazia, la disperazione di una coppia con un bimbo di 8 mesi: solo il sindaco può aiutarci

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SASSARI. Lui ha 43 anni, lei 36. Con il loro figlioletto di otto mesi vivono in una “casa” del centro storico, dalle parti di via Lamarmora. Una casa che a giorni saranno costretti a lasciare perché sotto sfratto. Una storia come tante se non fosse che la loro vicenda è stata segnata da una legge dello Stato, prima approvata e poi fatta decadere.

Tutto inizia cinque anni fa quando la coppia trova casa: lui è muratore, settore travolto dalla crisi; lei assiste gli anziani, lavora come domestica. Insieme sbarcano il lunario come possono. Ma riescono a pagare la pigione: 330 euro per 27 metri quadrati di casa, ma questo grazie al contributo dei Servizi sociali di 310 euro che viene loro assegnato nel 2011. Quel contratto di affitto, però, non è mai stato registrato. E quando lui presenta la denuncia dei redditi allegando i cedolini dell’affitto per le normali detrazioni, arriva la prima amara sorpresa: qualche mese dopo dall’ufficio delle Entrate viene loro notificata una multa di 500 euro «che non so come abbiamo fatto a pagare», racconta la donna. Ma a quel punto decidono di rivolgersi al Sunia, il sindacato degli inquilini, perché avevano saputo che il contratto di affitto poteva essere registrato anche senza il consenso del padrone di casa. E così lo scorso anno perfezionano le pratiche e ottengono un contratto di locazione con affitto calmierato, a 15 euro al mese.

Tutto bene fino a questa primavera, quando il decreto che autorizzava la registrazione atipica dei contratti di affitto decade. E con la legge, decade anche la validità della registrazione. Passa pochissimo tempo e alla famiglia viene recapitata una lettera dei legali della padrona di casa con la quale viene annunciato l’avvio della procedura di sfratto. Tutto nella norma e secondo legge. «Ma noi non sappiamo come fare – racconta la donna – mio marito è disoccupato dal marzo di tre anni fa, io faccio qualche lavoro di assistenza agli anziani, la domestica, tutto quello che mi capita a tiro. Ma non possiamo pagare un affitto. Neppure per questa casa piccola, fredda e umida. Una casa che sia la Asl sia i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile. Ma è l’unica casa che possiamo permetterci. Abbiamo chiesto aiuto al Comune, ma a causa delle crisi anche i Servizi sociali possono fare poco. E quando troviamo una casa libera, non appena sentono parlare di contributo comunale per il pagamento dell'affitto, ci sbattono la porta in faccia». La coppia attende ora la notifica dello sfratto «che potrebbe arrivare a giorni», sottolinea la donna ma spera in un intervento dell’amministrazione comunale, magari in una soluzione temporanea. «Il sindaco ci ha ricevuto e ci ha detto che avrebbe fatto tutto quello che è nelle sue possibilità – conclude la donna –ma a noi resta pochissimo tempo».

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