La Nuova Sardegna

Sassari

Sclerosi multipla in aumento tra i piccoli

di Gabriella Grimaldi
Sclerosi multipla in aumento tra i piccoli

Secondo una ricerca della Neuropsichiatria Infantile dell’Aou l’incidenza nel nord Sardegna è tra le più elevate al mondo

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È ancora guerra aperta contro la sclerosi multipla, malattia che purtroppo per la Sardegna rappresenta una vera e propria piaga. Arrivano infatti nuovi dati allarmanti sulla diffusione di questa grave patologia, dati che pongono il nostro territorio in cima alle classifiche mondiali sull’incidenza della sclerosi nella popolazione non solo adulta ma anche in quella in età pediatrica.

Si parla di 2,7 nuovi casi all’anno ogni centomila bambini e ragazzi da zero a 18 anni. Preso così il numero non sembra alto ma bisogna considerate che la media mondiale è di un caso all’anno ogni centomila ragazzi. Questi numeri allarmanti, e in continua crescita nella nostra isola, verranno esposti oggi durante un seminario incentrato proprio sulla “Sclerosi multipla in età pediatrica” in programma nell’aula magna dell’università centrale a partire dalle 9,15. L’evento è organizzato dall’Unità operativa di Neuropsichiatria dell’Aou diretta dal professor Stefano Sorgiu che ha raccolto i dati nell provincia di Sassari e Olbia-Tempio.

«Questa malattia invalidante e progressiva - afferma il responsabile del reparto che ancora oggi è ospite in un piano del Policlinico Sassarese - si manifesta con tutte le sue più pesanti problematiche quando i pazienti sono bambini e adolescenti. Rispetto alla forma adulta infatti la sclerosi multipla pediatrica si caratterizza per maggiori problemi inerenti funzioni cognitive quali l’attenzione, la memoria e il linguaggio con comprensibili ripercussioni non solo sul paziente ma sull’intero nucleo familiare». La sclerosi multipla è una malattia a carico del sistema neurologico che porta progressivamente a problemi oltrechè cognitivi anche di mobilità degli arti. Le cause che la determinano sono ancora oggi sconosciute così come il motivo per cui la diffusione della patologia è così alta nella nostra regione. «L’ipotesi maggiormente accreditata - spiega Stefano Sotgiu - è che il nostro corredo genetico abbia caratteristiche che lo rendono particolarmente sensibile ad alcuni fattori ambientali considerati a rischio». Tra i fattori su cui le ricerche si stanno concentrando ci sono alcuni virus, l’alimentazione la carenza della vitamina D che è stata riscontrata nei sofferenti di sclerosi multipla e, per i ragazzi e bambini, l’obesità. Ma si tratta di ipotesi e ci vorranno ancora tanti sforzi da parte degli studiosi per arrivare a risultati più concreti. Intanto, è di febbraio scorso l’autorizzazione da parte dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, alla somministrazione di medicinali cosiddetti immunomodulanti anche ai ragazzi dai 12 anni in su. Sono in grado di rallentare la progressione della malattia ma non se ne apprezzano gli effetti se non da adulti. «Al momento abbiamo in cura 9 pazienti perché altri 17 che si erano ammalati dal 2002 al 2014 sono diventati maggiorenni e sono stati presi in carico dall’Unità di neurologia - dice il professor Sotgiu -. Ai nostri ragazzi e bambini offriamo, oltre che la terapia da 12 anni in su, anche l’indispensabile supporto psicologico perché mentre un adulto non è costretto a utilizzare di continuo le proprie capacità cognitive un bambino in età scolare è continuamente sottoposto a stimoli e le difficoltà pesano di più soprattutto sotto il profilo del tono dell’umore. Naturalmente va supportata anche la famiglia che si ritrova in una situazione molto penosa da affrontare».

Il corso di oggi, al quale parteciperanno esperti di livello nazionale, si prefigge di insegnare a conoscere i vari aspetti clinici, epidemiologici, psicosociali, terapeutici e riabilitativi della sclerosi multipla pediatrica. In questa fascia d’età la malattia coinvolge non solo il ragazzo ma anche il suo nucleo familiare, gli amici e i compagni di scuola, e può necessitare di specifici adattamenti.

L’intento è dunque quello di fare il punto sulle cure per i ragazzi e di affermare ancora la necessità di incrementare la ricerca in questo campo. Con lo stesso obiettivo l’Unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’azienda ospedaliera universitaria è entrata a far parte di un gruppo nazionale di ricerca: «Scopo principale - conclude il responsabile del reparto pediatrico di viale Italia - è lo studio della malattia e il reperimento di fondi che consentano di accelerare il cammino verso l’individuazione delle cause che generano questa grave patologia la cui diffusione nella nostra isola sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia».

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