Soru: un nuovo Pd per rinascere insieme
L’ex governatore lancia la sua candidatura alla segreteria: basta “piccinerie”, serve iniziare a credere in noi stessi
SASSARI. «I signori delle tessere? Piccinerie. Odiose in un mondo in cui per aprire un conto in banca ci vogliono 5 minuti on line e di fatto è quasi impossibile iscriversi al più grande partito d’Italia. Sarà la prima cosa che risolverò. E poi, per il resto della mia vita, non ne voglio sentir parlare». Non ha bisogno del microfono che fa le bizze per farsi sentire Renato Soru. Anche perché nella calorosa unità di base Enrico Berlinguer non vola una mosca quando parla l’ex governatore. Che quando innesca quarta e quinta, e piazza qui e lì i suoi leggendari silenzi, dimostra che l’Europarlamento non l’ha fiaccato per niente. Anzi.
«Ho cambiato prospettiva, per l’ennesima volta. E ho imparato che della nostra crisi non solo poco importa in Europa, ma davvero non sanno nulla. Anche perché non è vero che il mondo è in crisi, anzi. Non è mai cresciuto così in fretta. E nemmeno l’Europa è in crisi. Solo noi lo siamo. E in Sardegna più di tutti. Ma sapete una cosa, non è crisi, è cambiamento, che negli ultimi 20 anni non abbiamo voluto vedere. Questa crisi non finisce, o si cambia o non se ne esce».
Così il tycoon di Sanluri, che di parlare delle “piccinerie” del Pd non ne vuole proprio sentire, nonostante l’accorato appello di Gianpaolo Mameli che ribadisce quanto qui considerino sbagliata la scelta di limitare ai soli iscritti (con modalità di tesseramento molto discutibili) l’elezione dei segretari provinciali e cittadini. «Sono affezionato a questo posto – spiega Soru – qui ho fatto il mio primo intervento in un circolo, nel 2003. Ho iniziato il cammino. Dopo dieci anni sono ancora qui. Pensavo di smettere ma tutti siamo in politica per dare il meglio di noi. E quindi nel Pd non troveranno posto personalismi di alcun tipo». Basta piccinerie però: «Perché il punto è parlare dei problemi della Sardegna. E capire che serve un mutamento così profondo di prospettiva che un governo, per quanto buono sia, non può da solo fare. I sardi non devono più recriminare, se non contro loro stessi. Devono capire che se 30 ragazzi su 100 hanno solo la terza media, e in Romania sono 5 o 6 questo è un problema nostro non di Bruxelles. E noi stiamo creando un esercito di nuovi poveri, senza nessuna prospettiva nel nuovo mondo che è già arrivato». «A questo – ha chiuso Soru, accompagnato tra gli altri dal consigliere regionale Salvatore Demontis e dal presidente del consiglio comunale Antonio Piu – serve il Pd. A far discutere, paese per paese, circolo per circolo. A risvegliare menti e animi. Perché noi non siamo peggio degli altri, e da questa crisi possiamo uscire da soli».
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