Tutti ai cancelli contro i licenziamenti
Ieri i lavoratori dell’indotto si sono uniti alla protesta degli operai Icom che lavoravano sul progetto Chimica verde
PORTO TORRES. Circa centotrenta lettere di licenziamento sono partite questa settimana all’indirizzo degli operai dell’azienda Icom che lavoravano sul progetto Chimica verde, e ieri mattina tutti i lavoratori dell’indotto hanno bloccato i cancelli della portineria mare per solidarizzare con i colleghi che da un giorno all’altro si sono trovati senza lavoro e senza alcun paracadute sociale.
Sull’asfalto e sotto un sole tipicamente estivo si è svolta un’assemblea tra lavoratori e sindacati: si è deciso che oggi ci sarà il blocco degli straordinari, ossia niente lavoro, e soprattutto di inoltrare la richiesta alla Regione del mantenimento degli impegni presi con questo territorio: l’apertura di un tavolo ministeriale a Roma in cui si ribadisca la necessità che gli impegni presi da società e multinazionali (Syndial ed E.On) sia mantenuto attraverso l’avvio delle bonifiche e del quinto gruppo della centrale di Fiume Santo.
«Il lavoro sta andando a diminuire – lamenta il segretario generale Fillea-Cgil Tore Frulio –, non avendo ancora prospettive certe per quello che potrebbe essere il futuro lavorativo, ed è chiaro che gli operai sono spaventati e manifestano il loro dissenso verso queste scelte aziendali: spetta al sindacato governare queste azioni, anche perché chi è disperato potrebbe fare delle mosse incontrollabili».
L’obiettivo è di tenere uniti gli operai, sia quelli usciti dal ciclo produttivo (si spera momentaneamente) sia quelli ancora al lavoro negli impianti, ma sembra certo che tra qualche settimana ai 130 lavoratori meccanici licenziati se ne aggiungeranno 5 o 6 dal settore edile». Per Gigi Bitti, componente del direttivo e della segreteria Fsm-Cisl, si vocifera continuamente all’interno dei cantieri che la terza fase dei lavori di Matrìca verrà fatta in Sicilia: «Nell’area industriale di Porto Torres vorrebbero invece costruire due piccoli inceneritori, per bruciare spazzatura, e questo territorio deve vigilare su queste operazioni. Ho detto agli operai di spostarsi dai cancelli e andare da quel “signore” che ha firmato i documenti per la costruzione e l’avviamento degli impianti, e chiedere cosa facciamo senza lavoro e come mangiamo senza denari».
Il segretario generale della Fiom-Cgil, Gavino Doppiu, è convinto che la partita si debba giocare su tavoli politici che si sono dimostrati distanti dalla realtà industriale e occupazionale di quest’area industriale. «Governo nazionale, giunta regionale ed Eni si sono dimostrati inadempienti sulla re-industrializzazione del territoro: chimica verde al palo, lavoratori dell'indotto senza garanzie, riprendere la mobilitazione anche per cambiare le relazioni industriali con la multinazionale». Per Doppiu da subito il blocco delle prestazioni straordinarie, dunque, e la prossima settimana possibili iniziative di lotta non solo davanti ai cancelli.
Non ha funzionato il famoso “addendum” e all’atto pratico non esiste alcun ammortizzatore sociale che possa alleviare economicamente questi licenziamenti, e c’è disaffezione anche verso la Regione che solo qualche settimana fa a Sassari aveva promesso impegno – con assessori al Lavoro e Industria – per attivare il tavolo ministeriale sui mancati investimenti nel nord Sardegna.
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