Danneggiamento, il chirurgo imputato si difende in aula
SASSARI. Quando l’avvocato Nicola Satta ha esibito in aula i due cartelloni “sotto accusa”, perfettamente intonsi, il giudice Marras ha sbarrato gli occhi. Un colpo di scena inaspettato ma che la...
SASSARI. Quando l’avvocato Nicola Satta ha esibito in aula i due cartelloni “sotto accusa”, perfettamente intonsi, il giudice Marras ha sbarrato gli occhi. Un colpo di scena inaspettato ma che la dice lunga su come realmente siano andate le cose fuori dall’ospedale civile nel 2009.
Gian Giacomo Dionisi, ex consigliere comunale di Sassari, non era mai riuscito a superare il dolore per la morte della moglie Mariolina Vannini Poggi, casalinga di 69 anni, deceduta dopo due interventi chirurgici per un tumore al colon che non erano però bastati a salvarla da un infarto intestinale: «La battaglia per la verità – aveva detto Dionisi all’epoca – è l'unica ragione che ho nella vita». E così aveva chiesto alla questura di poter organizzare una manifestazione fuori dal Civile durante la quale erano stati affissi degli striscioni che riportavano nomi e cognomi dei medici che riteneva responsabili della morte di sua moglie.
Ed ecco che si arriva al processo in corso. Con l’accusa di danneggiamento era finito nel banco degli imputati il chirurgo del Santissima Annunziata Giampiero Mastino. Il medico era stato preso di mira – con accuse pesanti scritte sui cartelli appesi di fronte all’ospedale di viale Italia – dal marito della paziente deceduta (bisogna aggiungere che l’uomo aveva fatto anche scattare un’inchiesta per omicidio colposo nei confronti dello stesso medico e di altri suoi sei colleghi). Quando Mastino venne a sapere di questi cartelloni che lo diffamavano uscì dall’ospedale e ne staccò due. Secondo l’accusa – così come riferì Dionisi al sostituto procuratore – uno di quegli striscioni il chirurgo lo avrebbe fatto in mille pezzi e poi gettato nel cestino dei rifiuti. E per questo l’ideatore della manifestazione lo denunciò per danneggiamento.
Ma l’avvocato difensore Nicola Satta, in aula, ha prodotto proprio quei cartelli che secondo la Procura sarebbero stati distrutti dall’imputato e che invece erano stati solo rimossi «perché mi diffamavano», ha spiegato il medico. E lo stupore è stato tanto quando persino il denunciante, presente all’udienza, li ha riconosciuti come quelli realizzati da lui. La dimostrazione, secondo la difesa, che non vennero fatti in mille pezzi ma solo portati via. Oltretutto, bisogna anche precisare che l’ira di Dionisi si basa su un altro grosso equivoco. L’uomo, in una delle ultime udienze, aveva raccontato di aver affisso 1720 cartelli «per denunciare quell’azione degna di due sarroni»: il riferimento è a una colonscopia cui venne sottoposta la donna e agli interventi successivi che a detta del marito ebbero conseguenze devastanti. Ed è stato sempre convinto che fu Giampiero Mastino a eseguire l’esame perché nel certificato figurava la sigla G.M. «In realtà la colonscopia la fece un collega che ha le mie stesse iniziali» ha spiegato alcuni giorni fa il chirurgo al giudice. E ha aggiunto, rispondendo a precisa domanda: «Non ho mai operato la signora, non ho mai avuto a che fare con questo caso. Ho solo disposto il suo ricovero un giorno in cui il marito la accompagnò in reparto dopo l’intervento perché aveva la febbre».
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