La povertà è donna: sono 2653 le assistite
Hanno tra i 26 e i 55 anni e rappresentano il 60% delle persone che si sono rivolte ai servizi sociali
SASSARI. Povere, senza un lavoro, sole e spesso maltrattate. A Sassari il sessanta per cento delle persone che chiedono aiuto ai Servizi sociali del Comune sono donne. La maggior parte delle volte bussano alle porte dei Servizi sociali per chiedere un aiuto economico, o meglio ancora, un lavoro. Uno qualunque, a tempo, umile, faticoso, purché consenta di portare qualche soldo a casa, di mangiare e di pagare le bollette. Per chi ha una casa dove rifugiarsi. Molte donne però corrono ai Servizi sociali perché da casa vorrebbero scappare. Andare via da un partner violento. Cambiare vita.
«Purtroppo la povertà, il disagio sociale, in città hanno una connotazione marcatamente femminile», ha spiegato ieri l’assessora alle Politiche sociali e Pari opportunità, Grazia Manca, alla Quinta commissione di Palazzo Ducale, convocata dalla presidente, Carla Fundoni. «I servizi sociali del Comune offrono loro un’assistenza personalizzata, ascoltano i problemi di queste persone e le accompagnano in un percorso che le aiuti a uscire dalle situazioni di emergenza in cui si trovano».
La maggior parte delle donne che si rivolgono al Comune per cercare una mano tesa hanno un’età compresa fra i 26 e i 55 anni. Secondo la relazione illustrata dalla responsabile dell’assessorato Politiche sociali, lo scorso anno il Comune ha aiutato 2653 donne che si trovano in condizioni di povertà estrema. Oltre alle difficoltà economiche ci sono poi le situazioni più gravi, quelle in cui le donne sono vittime di violenze che nell’85 per cento delle volte subiscono fra le mura domestiche o comunque dal loro compagno di vita.
In questi casi le donne trovano assistenza allo sportello Aurora, il progetto antiviolenza per donne e minori. «Con lo sportello Aurora offriamo non solo accoglienza ma anche ascolto e prevenzione. Il servizio è già stato potenziato recentemente e a breve entrerà in funzione anche lo sportello per uomini maltrattanti», ha spiegato ancora Grazia Manca. La maggioranza delle persone che vengono indirizzate allo sportello Aurora sono donne già seguite dai Servizi sociali, gran parte di loro è disoccupata e non ha alcun sostegno economico e affettivo, nemmeno da parte della famiglia di origine, e l’aiuto materiale e psicologico del Comune resta l’ultima e unica speranza per poter uscire dall’emergenza e affrontare il futuro.
Per coloro che dipendono economicamente dal partner, recarsi alla casa Aurora per chiedere aiuto è un passo molto difficile. Questa dipendenza le ha costrette spesso a sopportare in silenzio i soprusi per anni, solo una minima parte delle donne che entrano a far parte del progetto Aurora si ribella alle violenze già ai primi episodi, spesso sono necessari più di dieci anni per dire basta e cercare aiuto.
«È necessario prevenire queste situazioni, e per riuscire in questo è fondamentale educare i nostri giovani ad accettare e rispettare le differenze di genere». In quest’ottica Palazzo Ducale ha messo in cantiere il perfezionamento di un protocollo d’intesa con tutti i soggetti istituzionali che possono essere coinvolti, per portare nelle scuole un progetto di educazione che spieghi ai bambini proprio ad accettare e a gestire le differenze di genere fra maschi e femmine.
«Si tratta di creare una cultura di accettazione delle diversità che parendo dalle differenze di genere, predispongano le persone ad accettare qualunque diversità, sia questa di natura economica, sociale, religiosa, culturale», ha precisato l’assessore Manca, «questo è il nostro obiettivo».
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