La Nuova Sardegna

Sassari

E.On, inquinamento sotto i gruppi 1 e 2

di Gianni Bazzoni
E.On, inquinamento sotto i gruppi 1 e 2

Nuovo allarme su Fiume Santo. La notizia è emersa nell’incontro in Provincia alla presenza dell’assessore regionale

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SASSARI. Ora più che mai c’è un problema ambientale nel polo energetico di Fiume Santo. E saltano fuori anche indiscrezioni allarmanti: il terreno attorno ai gruppi 1 e 2 a olio combustibile - fermi da tempo perché fuori legge - è inquinato da idrocarburi. Sarebbe stata la stessa multinazionale a comunicare la notizia all’Arpas e alla Provincia. Una sorta di “autodenuncia” - anche se tardiva - in un momento particolarmente delicato per la centrale del nord Sardegna, al centro delle trattative per la vendita nell’ambito della cessione degli asset di E.On Italia. L’argomento è stato affrontato venerdì pomeriggio nel corso dell’incontro che si è svolto in Provincia e al quale hanno preso parte - oltre ai rappresentanti di E.On - l’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras e quelli provinciali all’Ambiente e al Lavoro Paolo Denegri e Rosario Musmeci.

«È una questione che finora non si conosceva – ha commentato Denegri – e che va chiarita immediatamente per capire la dimensione reale dell’inquinamento. Per questo già domani mattina è in programma un sopralluogo con i tecnici della Provincia. Da indiscrezioni sappiamo che la contaminazione del terreno ha superato i due metri di profondità, ma attendiamo i risultati delle verifiche. È un problema serio che rischia di avere effetti anche sul futuro della centrale, perciò gli interventi di bonifica diventano fondamentali. Non solo demolizione dei vecchi gruppi, come già previsto, ma attività di risanamento delle aree. Su questo punto non ci saranno tentennamenti da parte nostra».

L’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras ha annunciato la decisione di convocare i dirigenti di E.On per un confronto a tutto campo sulla vicenda sarda, anche per avere un quadro chiaro di ciò che sta accadendo sul fronte della cessione degli impianti. È una richiesta che - a più riprese - era stata avanzata da parte delle organizzazioni sindacali, soprattutto dopo che si sono incrociate informazioni contradditorie sull’impegno dei tedeschi sul sito di Fiume Santo.

E.On finora ha cercato di abbassare l’attenzione e ha lasciato intendere che non di vendita si tratta ma di «valutazione di manifestazioni di interesse». In realtà le operazioni sono in una fase molto avanzata e i pretendenti per gli impianti di Fiume Santo si sono ridotti a 3 o 4. Tra questi c’è sicuramente la società ceca Energeticky Prumyslovy Holding (Eph) che in passato ha già definito attività con la multinazionale tedesca.

Venerdì mattina una delegazione dei rappresentanti della Eph è arrivata con un volo privato ad Alghero e poi in autobus si è spostata a Fiume Santo per una visita alla centrale. Gli imprenditori arrivati da Praga non hanno nascosto l’interesse per il carbone e gli impianti a gas. Su Fiume Santo c’è l’interesse anche della Ottana Energia di Paolo Clivati con il fondo americano Contour, e nel panorama già da tempo è comparsa pure Edison (l’unica che potrebbe prendersi l’intero pacchetto), oltre a un fronte cinese che, però, nell’ultimo periodo avrebbe allentato fortemente l’interesse.

Proprio il processo di vendita merita di essere seguito con grande attenzione perché l’atteggiamento di E.On aggiunge ulteriori preoccupazioni sul filone ambientale. Alle organizzazioni sindacali, infatti, è stata comunicata l’intenzione di rinviare gli investimenti per gli adeguamenti necessari. A cominciare da quelli per i desolforatori (per abbattere gli ossidi di zolfo) previsti da anni per una spesa tra gli 8 e i 10 milioni di euro. I budget erano stati confermati e ora si parla di rinvio. Se E.On non definisce tutti gli interventi per la bonifica, il risanamento e gli adeguamenti ambientali, la centrale non ha futuro e chi dovesse acquistare non potrà fare gli investimenti necessari per il rilancio del polo energetico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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