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Psd’Az: «Fermiamo l’emorragia di servizi»

Psd’Az: «Fermiamo l’emorragia di servizi»

Le sezione cittadina dei sardisti prende posizione contro la paventata chiusura della sede dell’Enel

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OZIERI. Anche la sezione ozierese del Partito sardo d’azione prende posizione contro la paventata chiusura della sede Enel di Ozieri: ultimo esempio, dice il segretario Michele Testoni, del progressivo “scippo” di servizi in città e nel territorio. L’allarme, come si ricorderà, era stato lanciato qualche giorno fa dal Pd, che aveva protestato contro la notizia, non confermata, della volontà dell’Enel di accorpare la sede di Ozieri a quella di Alghero e di chiudere le sedi di Buddusò e Bono.

«Riorganizzazione e accorpamenti mai studiati sul territorio ma solo sulla carta, magari scritti in qualche ufficio che di certo non conosce le realtà locali», dice ora il Psd’Az, che ricorda che la sede Enel di Ozieri «serve un territorio vastissimo che comprende 33 comuni del Logudoro, del Goceano, del Mejlogu e non comprende ad esempio Oschiri e Berchidda a due passi da Ozieri, il tutto in un raggio di azione di 40 chilometri».

La richiesta di tenere in vita il servizio, che anche il Psd’Az fa sua, è quindi del tutto «razionale», poiché riguarda servizi essenziali e non «quelli speciali che giustamente si possono trovare in poche realtà». Il termine utilizzato è del tutto voluto, poiché quando si parla di tagli ai servizi la parola d’ordine è sempre la razionalizzazione. «E’ evidente che adesso stiamo generalizzando - dice infatti il segretario Testoni - ma se l’accorpamento pensato dall’Enel è l’ultimo di una vasta serie di “razionalizzazioni” ci nasce spontanea una domanda: ma non e più semplice chiedere a tutti i residenti dei paesi delle zone interne di andar via, di chiudere i paesi, di raggrupparci in grandi realtà metropolitane? In tal modo le spese diminuirebbero, gli enti e le aziende non avrebbero più problemi di servizi da destinare al cittadino (scuole, sanità, sicurezza eccetera).

Si vivrebbe tutti insieme in un grande vespaio, ma che ci importa più della storia, della cultura della tradizione? Leviamo anche i nomi ed i cognomi: meglio un numero più facile, più corto, più razionale».

Le parole del segretario sardista sono ironiche, ma dure, e soprattutto amare. E da esse scaturisce la reazione: «Noi non ce ne andiamo - dice Testoni - ma rimaniamo qui, combattiamo contro questo futuro, chiediamo all’Enel di valutare le scelte e di confrontarsi col territorio e di non imporre scelte solo sue». (b.m.)

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