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Sassari

Stalker seriale davanti al giudice a febbraio

Stalker seriale davanti al giudice a febbraio

La Procura ha chiuso le indagini per Giovanni Nadali, l’ultimo arresto risale all’estate scorsa

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SASSARI. Lo scorso luglio era tornato in carcere in seguito a una serie di episodi (atti persecutori e stalking) che lo avevano fatto finire nuovamente nei guai. Ora il pubblico ministero di Cagliari Emanuele Secci ha chiuso le indagini preliminari relative a un procedimento in particolare – molestie telefoniche a una giornalista televisiva e minaccia di ucciderle il marito – e ha citato a giudizio l’imputato Giovanni Nadali (49 anni) davanti al giudice monocratico Sandra Lepore per il prossimo 12 febbraio. L’uomo (che adesso è ai domiciliari) comparirà in aula accompagnato dal suo avvocato Antonio Secci.

L’estate scorsa il provvedimento cautelare nei suoi confronti era stato emesso dal gip Carla Altieri. Gli investigatori avevano scoperto centinaia di numeri di telefono di donne salvati su cellulari e schede sim rubati o ricettati e utilizzati poi per molestare e perseguitare le vittime con chiamate ossessive. E poi erano stati recuperati documenti (anche di nomadi) usati per sostituzioni di persona. A luglio l’uomo aveva cercato di sfuggire all’arresto barricandosi in casa, ma era stato tutto inutile. Dall’attività investigativa era emerso che Nadali agiva in tutta la Sardegna prendendo di mira persone più o meno note sempre con la stessa tecnica, ossia utilizzando telefoni, schede sim e documenti di identità rubati e in qualche caso avrebbe utilizzato gli smartphone per filmare le donne anche mentre facevano la doccia in palestra per poi tentare il ricatto.

A novembre del 2013 si era addirittura spacciato come vigile urbano per ricattare una donna, accusandola di essere scappata dopo un incidente stradale: l’aveva più volte minacciata e molestata.

Il gip aveva allora rilevato che l’indagato commetteva i fatti «in successiva e metodica sequenza» e lo aveva ritenuto «incapace di controllarsi, insensibile alle pene e alle misure cautelari già sofferte, tanto che la reiterata violazione delle norme penali appare essere ormai una scelta di vita». Da qui la decisione di emettere la misura cautelare. (na.co.)

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