Odissea burocratica, a rischio l’assistenza di una 13enne disabile

Il Comune rifiuta l’erogazione dei contributi da luglio Non sarebbe valida l’assunzione dell’educatrice

SASSARI. Da luglio va avanti la battaglia di due genitori per veder riconosciuto alla propria figlia disabile il diritto ad avere un’assistenza completa. Lo prevede la legge 162 con i suoi piani personalizzati che devono essere applicati dai Comuni con i fondi messi a disposizione dalla Regione e lo prevede il buon senso, quello che sembra mancare in questa vicenda. Almeno a sentire lo sfogo del papà e della mamma di una tredicenne che, a causa di una disabilità mentale, ha necessità di assistenza non solo a scuola ma anche a domicilio. «Da quest’anno mia figlia - spiega il padre - ha diritto oltre alla presenza a casa di un’assistente generica anche di un’altra figura, quella dell’educatore professionale che ne segue il processo educativo. Tutto ciò è stato previsto nel piano personalizzato redatto dagli assistenti sociali del Comune e noi, come abbiamo fatto finora, abbiamo scelto di occuparci personalmente della ricerca di questa figura professionale, di assumerla e di presentare successivamente il rimborso in Comune». La legge infatti consente di orientarsi liberamente tra due opzioni: l’assistenza diretta che prevede l’erogazione del servizio da parte del Comune (che fornisce l’operatore avvalendosi di solito delle cooperative presenti nel territorio) oppure quella indiretta che consente alla famiglia di occuparsi personalmente della scelta del professionista anticipando la spesa e chiedendo il rimborso. «Noi abbiamo optato per questa seconda ipotesi solo che al Comune non va bene il tipo di contratto con il quale abbiamo inquadrato questa educatrice e dagli uffici ci hanno consigliato di rivolgerci alle cooperative». Quella di rivolgersi alle coop sociali viene vista dai genitori della ragazzina come un’imposizione incomprensibile («abbiamo conosciuto questa educatrice ed è perfetta per nostra figlia, sarebbe difficile farle accettare un’altra persona») e non capiscono perché il Comune non dimostri un po’ di elasticità consentendo l’inquadramento della professionista. Tant’é, l’attivazione del piano è bloccata e la famiglia da luglio sta pagando di tasca propria l’assistenza della ragazza. Il Comune sarebbe in attesa di indicazioni dalla Regione su come comportarsi ma per il momento tutto tace.

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