La Nuova Sardegna

Sassari

Auser senz’acqua: «Costretti a chiudere»

di Luigi Soriga
Auser senz’acqua: «Costretti a chiudere»

Da due anni c’è un contenzioso su alcune bollette: «Svolgiamo servizi di pubblica utilità, non possono lasciarci a secco»

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SASSARI. Da due anni i rubinetti sono a secco e l’Auser rischia di dover cessare ogni attività. Il problema è un contenzioso con Abbanoa che si trascina dal 2007. Il gestore del servizio idrico pretende una serie di bollette con degli importi che l’Auser ritiene smisurati. Il braccio di ferro naturalmente è finito in tribunale, ma nel frattempo i tecnici hanno slacciato il contatore di Largo Monache Cappuccine. L’acqua ritornerà solo nel caso in cui l’Auser metterà mano al portafogli e salderà i debiti.

Nessun problema se si trattasse di una ditta privata che svolge attività per il proprio tornaconto. Invece si parla di una Onlus che svolge diversi servizi di pubblica utilità. Tipo: internet point gratuito dalle 17 alle 19 per gli extracomunitari, assistenza per pratiche burocratiche, accompagnamento all’ospedale per anziani, assistenza domiciliare, supporto a domicilio in situazioni di disagio, attività di aggregazione e altro ancora. Tutto questo ventaglio di servizi, svolti rigorosamente in regime di volontariato, potrebbero essere cancellati, dal momento che, una sede senz’acqua e servizi igienici, non può avere l’agibilità e non può continuare ad operare. L’Auser, dopo aver provato una conciliazione con Abbanoa e aver cercato inutilmente un dialogo, alla fine si è rivolta anche al prefetto e al sindaco di Sassari. La richiesta è semplice: «Esiste un contenzioso – spiega il presidente Domenico Sotgia – Abbanoa per quanto riguarda i consumi ha fatto dei conti che non coincidono con i nostri calcoli. C’è un giudice che dovrà decidere chi ha ragione. Abbanoa è convinta di essere nel giusto, ma anche noi lo siamo. Però nel frattempo Abbanoa ha deciso di tagliarci l’acqua, per costringerci a pagare. Perché non aspettare invece il pronunciamento del magistrato, prima di assumere una iniziativa così drastica che mette nelle condizioni una onlus di chiudere i battenti? Il contenzioso è una cosa, ed è giusto che vada avanti nelle aule del tribunale. Ma perché metterci con le spalle al muro? Noi in tanti anni siamo diventati il punto di riferimento per numerose persone, che fanno affidamento sul nostro supporto. È lecito privare la comunità di un servizio sociale?».

Sino all’anno scorso l’Auser, pur con i contatori slacciati, riusciva a tirare avanti. Le monache Cappuccine, infatti, riempivano i serbatoi con un metro cubo di acqua al mese, una quantità del tutto sufficiente per i due servizi igienici presenti nella sede. Ma da due mesi le monache hanno traslocato, e dunque anche i serbatoi sono all’asciutto. Per i volontari dell’Auser provvedere con l’approvvigionamento fai da te, con un via vai di bidoni quotidiano, è insostenibile. Lo stanno facendo ancora, ma non potranno andare avanti per molto. Visto che gli importi delle bollette pregresse è elevato, con un consumo ipotizzato di due metri cubi al giorno, e la onlus non è in grado di coprire cifre così consistenti, allora è probabile che Largo Monache Cappuccine chiuda definitivamente. A meno che Abbanoa provveda a un riallaccio, in attesa del pronunciamento del giudice.

E a proposito di rivolta da parte delle Onlus, anche l’Associazione Diabete Mellito Sardegna qualche settimana fa era sul piede di guerra. Contestava il deposito cauzionale di 959 euro preteso da Abbanoa, a fronte di consumi idrici irrisori . Anche l’Adms minacciava chiusura. Per fortuna che le pretese di Abbanoa, nei confronti delle Onlus, si sono ridimensionate a 132 euro.

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