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Campus studenti: «Fa gola solo agli appetiti privati»

Campus studenti: «Fa gola solo agli appetiti privati»

La professoressa Mazzette critica il nuovo progetto aggiudicato dall’Ersu «Alla città una struttura così non serve, tanto più se localizzata in periferia»

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SASSARI. Si riaccende il dibattito sul nuovo progetto del Campus universitario fresco di aggiudicazione da parte dell’Ersu. Uno dei temi caldi è ancora una volta la localizzazione periferica della struttura di accoglienza per studenti, che verrebbe realizzata a due chilometri di distanza dalla sede centrale dell’Ateneo. Uno dei partecipanti alla gara, Marco Cavalieri, che ha visto escluso il suo progetto delle ex Semolerie Azzena, si è lamentato del fatto che nessuna voce si è levata contro il nuovo campus previsto a Piandanna. «Perché i professori Mazzette e Pulina questa volta non intervengono, come avevano fatto quando a vincere la gara ero stato io?».

E la professoressa Mazzette, tirata per la giacca, ribadisce ancora una volta la sua contrarietà non solo a un campus realizzato fuori dal perimetro urbano, ma mette in discussione l’opportunità stessa di realizzare un’opera così imponente e dispendiosa come il campus all’americana, in un contesto come quello di Sassari. «Confesso di essere stanca di parlare dei cosiddetti campus dell'Ersu che da circa due anni vengono ciclicamente riportati all'attenzione dell'opinione pubblica. Dal novembre del 2012 ho più volte scritto, anzitutto, contro l'idea del campus, ovunque si dovesse collocare; in secondo luogo, contro un uso improprio del denaro pubblico (ben 40 milioni di euro). Denaro che alla comunità deve tornare in termini di diritto allo studio, di ricaduta benefica su una città in crisi e sullo stesso ateneo turritano. Ribadisco ora ciò che più volte ho sostenuto: gli affari privati non devono essere finanziati dal denaro pubblico. I fatti di corruzione che, con puntualità esasperante, si ripetono nel Paese (da Venezia, a Roma, a Milano, per ricordare solo i più recenti), dovrebbe indurre ogni ente pubblico e noi cittadini ad essere oggi molto più cauti e attenti rispetto al passato, soprattutto quando chi opera scelte le deve finanziare con il nostro denaro.

Perciò la mia posizione era e resta ben chiara; essa non si presta alla maligna supposizione di un mio gradimento dell'area scelta». La professoressa Mazzette in un precedente intervento sulla Nuova aveva posto una serie di quesiti all'Ersu: «Ovviamente non ho avuto la men che minima risposta, riguardo alle ragioni del suo insistere con bandi inappropriati che prevedono per l'appunto il campus, sottraendosi pervicacemente a qualunque confronto pubblico con la città e con l'università, a partire dagli studenti. Sottolineo ancora una volta che l'Ersu (presidente e dirigente) ha proceduto nel suo operato pur avendo una buona parte del consiglio di amministrazione contrario, in primis il rappresentante degli studenti, e pur conoscendo il parere dell'amministrazione cittadina, che ha prospettato soluzioni ben diverse».

E infine un’altra criticità:«L'area scelta non ha i requisiti previsti dagli strumenti di governo urbano vigenti. È ben curioso che un ente pubblico selezioni un'area che abbisogna di una variante urbanistica, ossia, che allo stato delle cose non è in regola per realizzare il cosiddetto campus. Naturalmente non ci vuole molta fantasia per prevedere che, se detta scelta non subirà inversioni di rotta, lo stesso Ersu si attiverà e utilizzerà (come ha già fatto nel recente passato) lo spauracchio della perdita del finanziamento come strumento di pressione politica per cambiare le regole urbanistiche. I finanziamenti non si perdono sia se si chiede la rimodulazione, e questa è una faccenda squisitamente politica che il nostro sindaco dovrebbe porre con forza al presidente Pigliaru, sia se per il momento si accantonano, in attesa di progetti più utili al diritto allo studio e al benessere della città. Piuttosto che consegnare oltre il 25% del finanziamento pubblico disponibile alla rendita fondiaria, è meglio tutelarlo dai troppi appetiti privati per metterlo interamente a disposizione della comunità».

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