La Nuova Sardegna

Sassari

ACCOGLIAMO IL SALVATORE DEGLI UMILI E DEI POVERI

di padre Paolo Atzei*
ACCOGLIAMO IL SALVATORE DEGLI UMILI E DEI POVERI

Nato oggi per noi è l'attualizzazione del racconto di Luca: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (2,11). Questi i termini con cui l'angelo del Signore,...

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Nato oggi per noi è l'attualizzazione del racconto di Luca: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (2,11). Questi i termini con cui l'angelo del Signore, quella notte, e oggi la Chiesa, annunciano “una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (v. 10).

Lasciandoci prendere per mano dall'evangelista, ecco il racconto semplice, disarmante, di un fatto unico, storico, accaduto oltre due millenni fa. Siamo così coinvolti da sentirci spinti a contemplarlo con gli occhi della fede, il cuore e la mente estasiati. L'evento viene raccontato in tre successive riprese: «Si compirono per lei (Maria, ndr) i giorni del parto. Diede alla luce il suo Figlio primogenito» (v. 7); poi, il versetto citato: «Oggi è nato per voi…» (v. 11); infine: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (v. 12).

Il fatto è accaduto in un preciso contesto spazio-temporale: a Betlemme patria dei discendenti di Davide, dove Giuseppe con Maria, sua sposa, giunsero da Nazareth per farsi registrare; il tempo è quello dell'imperatore romano Ottaviano Augusto. Questa sorprendente, bellissima e gioiosa notizia viene diffusa da Luca in modo tale che ogni lettore l'accolga con fede e la contempli, e quasi toccando con i sensi fisici quel “Bambino”, dopo aver raggiunto, sui passi dei pastori, la grotta, dove Lo troverà ai piedi di Maria e di Giuseppe, poi corra ad annunciare ciò che ha visto e udito, perché altri ascoltino, si stupiscano, credano. Venti secoli dopo l'accaduto e grazie a quei primi destinatari, i pastori, semplici e ignoranti, ecco la diffusione dell’annuncio angelico. Anche la nostra generazione sente risuonare la stessa lieta notizia: «Oggi è nato per voi un Salvatore». Identica la finalità: la nostra salvezza. Non diverso il criterio per accoglierla: il “sì” della fede di ciascuno, ossia un atto dell'intelligenza, della volontà, del cuore. Medesimo, implicito, il mandato missionario, affidato a ogni battezzato: riconoscersi Chiesa dei piccoli, degli umili, dei poveri, inviata a diffondere il Vangelo della salvezza a tutto il popolo, o al mondo intero, fino agli estremi confini della terra. Continuare a generare nel cuore degli uomini, in virtù dello Spirito, «un Salvatore, che è il Cristo Signore», è compito della Chiesa. Si tratta di generare, o anche ri-generare, nel senso di ri-svegliare la fede sopita, o di fatto assente per abbandono o lontananza dalle posizioni del Magistero e dalla prassi della comunità cristiana. Basta «non indurire il cuore», ostinandosi in una sterile opposizione a Dio che condannerebbe l'uomo.

Accompagna questo itinerario verso la fede, da accogliere con cuore puro, semplice e docile, Maria, «la promessa sposa» di Giuseppe, incinta «per opera dello Spirito Santo», Madre di quel «Figlio primogenito». Il suo silenzio e i suoi gesti caratterizzano il racconto in ordine al vedere, all'udire, all'annunciare, movimenti che dovremmo ripetere in modo appassionato e crescente, se come Maria meditiamo, contempliamo, custodiamo e offriamo il Figlio, Verbo fatto Uomo, Mistero che introduce e abbraccia ogni altro della vita di Gesù. La liturgia del Natale del Signore e di ogni altra Solennità celebra la divina conferma su quanto accaduto e continuamente accade per Cristo a salvezza dell'umanità. “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Quel Bambino, volto di Dio, sua impronta, sostanza e gloria, oggi e sempre, è tutto da accogliere e abbracciare.

Buon Natale!

*Arcivescovo di Sassari

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