Patrimonio dell’Umanità tutte le Ardie e le corse a cavallo
Chiedo ospitalià per spiegare ai lettori della Nuova lo spirito che ha ispirato la mia amministrazione nel proporre la candidatura dell'Ardia di San Costantino a bene culturale riconosciuto dall'Unesco. L'argomento ha meritato alcuni articoli di cronaca e un intervento del fotografo Franco Stefano Ruiu sul Suo giornale, dai quali si potrebbe dedurre una certa dose di improvvisazione, di banalizzazione, di campanilismo, da parte dei proponenti. Vorrei rassicurare tutti che non è così: alcuni commissari dell'Unesco sono stati a Sedilo a più riprese nel 2003 e nel 2004, mentre era in corso la procedura per il riconoscimento del canto a tenore per impulso dell'allora presidente della Provincia di Nuoro Francesco Licheri. Facevo parte del gruppo di lavoro istituito dalla Provincia credo nella mia qualità di giornalista (della Nuova Sardegna) che si occupava di pastorizia e ho vissuto quell'esperienza apprezzando la fase istruttoria del riconoscimento di un bene culturale da parte di quell'organismo internazionale, e la messa a fuoco del canto a tenore dopo che si era partiti dal Gennargentu, passando per le maschere di Mamoiada, Orotelli, Ottana.
E' questa fase preparatoria che mi interessa del riconoscimento Unesco, a me, alla mia amministrazionee ai sedilesi. Un processo, cioè, che anziché banalizzare e cedere al luogo comune confermandolo, alle sovrapposizioni esterne, alle letture folcloristiche e ideologiche che giustamente Ruiu rileva, recuperi la complessità della festa e della corsa, la sua fortuna e visibilità e forza simbolica rispetto a tutte le Ardie della Sardegna, numerose per fortuna e diffuse in molte comunità, dedicate a Santi e Madonne diverse, ma in qualche modo rappresentandole tutte e a tutte restituendo dignità e forza propria, tutt'altro che sottraendogliela.
Mi sembra che Ruiu non dica quel che sembrerebbe dal titolo dato al suo intervento: "L'Ardia di Sedilo non può essere specchio dell'identità sarda". Non da sola, mi pare che dica il fotografo nuorese nel testo. Che è un'altra cosa. Semmai con tutte le altre Ardie, suggerisce. Invitandoci a rifuggire dalla retorica dell'unico, del superiore, del meglio, che effettivamente si attacca a molte nostre espressioni (e che è un riflesso del provincialismo e del folclorismo con i quali non finiremo mai di fare i conti.
Io aggiungerei: l'Ardia di San Costantino patrimonio dell'umanità non solo con tutte le altre Ardie, ma con tutte le altre corse a cavallo della tradizione sarda. E' questa cultura popolare, che comprende gli uomini che le corrono le Ardie e Sas Carrèlas e le donne che pregano nelle feste religiose, i pellegrini della Provincia di Sassari che praticano il culto di San Costantino prima dei sedilesi, e l'allevamento del cavallo in Sardegna oggi veramente a rischio di sparizione, con l'enormità dei significati, delle relazioni, le implicazioni di paesaggio rurale che porterebbe via con sé se non troviamo rimedi.
L'Unesco ci può aiutare a fare questo ragionamento, e nella realtà questo sta facendo, raccomandando la gestione del bene da tutelare, non banalmente il riconoscimento che è anzi pericoloso se fissa una volta per tutte una tradizione per sua natura dinamica, in movimento; scoraggiando chi è semplicemente alla ricerca di un brand commerciale e turistico. Non ha bisogno di questo l'Ardia di Sedilo, viene persino troppa gente a San Costantino in quelle poche ore. Ne vorremmo di più durante tutto l'anno, e non solo a Sedilo ma per esempio in questi altipiani centrali, e che i pastori vivessero meglio allevando anche cavalli, facendone un'economia, così del paesaggio, della vita rurale nel suo insieme.
*Sindaco di Sedilo
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