Miniera di Olmedo, Francesco Pigliaru: «Roma ci ascolterà»
Il presidente della Regione e l’assessore Maria Graza Piras rassicurano gli operai: «Parleremo con il ministro Federica Guidi e attiveremo la cassa integrazione»
OLMEDO. Rispetto alla moria generalizzata delle industrie, il destino della miniera di bauxite non sembra così segnato. Certo al momento il battito cardiaco è assente, non si muove una pietra, i macchinari sono immobili e sulla collina di Olmedo regna un’insolito letargo primaverile. L’unico segno di vita sono le bandiere dei sindacati che sventolano nel silenzio e un chiacchiericcio che proviene dall’ingresso della miniera.
Gli operai in tuta arancione ascoltano di che morte devono morire. Formano un cerchio colorato, e nel mezzo ci sono il presidente della Regione Francesco Pigliaru, il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, l’assessore all’Industria Maria Grazia Piras e i consiglieri Luigi Lotto (Pd) e Michele Azara (Sardegna Vera). Spandono ottimismo, come certi alberi rilasciano i pollini al vento.
Dice Francesco Pigliaru: «Ci stiamo facendo rapidamente un'idea del potenziale della miniera, così da avere un dossier dettagliato. Il tentativo è quello di coinvolgere in questa vertenza anche il Ministero e nelle prossime due settimane vedremo la ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e siamo pronti a parlarne».
Per i minatori che dall’8 aprile hanno occupato gli impianti della S&B, però la priorità assoluta è avere un paracadute sul versante occupazionale, dal momento che la procedura di mobilità è avviato e il rischio di restare a casa senza lavoro non è affatto scongiurato. «La Regione - ha sottolineato l'assessore Maria Grazia Piras - continua il suo ruolo di mediazione con la società, affinché si arrivi alla richiesta di ottenimento della cassa integrazione per cessata attività e al ritiro dei licenziamenti».
Se si ottenessero queste garanzie e si riuscisse ad accompagnare in maniera soft l’uscita degli operai dalla S&B in attesa di un altro investitore, il clima sarebbe molto più sereno. Anche perché la miniera ha una chance di sopravvivenza reale: ha una autonomia produttiva di almeno altri dieci anni e in più la bauxite è ancora redditizia sul mercato.
«Questo è un grande punto di forza per la miniera – disce Gianfranco Ganau – che la rende appetibile sullo scenario internazionale. La politica sta lavorando bene e dovrà garantire l’occupazione e preparare il terreno per far ripartire l’attività estrattiva». Ma senza le bonifiche difficilmente si potrà andare avanti. «Sono essenziali – spiega Francesco Pigliaru – perché un imprenditore serio decida di investire, con condizioni chiare». E se non si farà avanti nessuno, per l’assessore Maria Grazia Piras gli operai stessi potrebbero prendere sulle spalle la miniera e gestirla attraverso una cooperativa.
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