Arrestati i ladri di Noli Me Tollere
Dopo due mesi di indagini i carabinieri di Sorso hanno individuato tre persone che avevano “derubato” la Madonnina
SORSO. Traditi da un fanalino posteriore rotto. È uno degli elementi decisivi che ha permesso di sgominare la banda di rom resasi protagonista del furto sacrilego avvenuto all’interno del santuario di Noli Me Tollere l’11 febbraio scorso. I tre, due donne e un uomo, erano stati protagonisti del furto di monili d’oro (ex voto) ai danni del simulacro della Madonna di Noli Me Tollere, il cui culto è molto diffuso a Sorso. Sono serviti due mesi di indagini accurate ma i carabinieri della stazione di Sorso, guidati dal comandante Alessandro Masala - che hanno operato unitamente ai colleghi di Porto Torres e Sedini – nei giorni scorsi sono riusciti ad acciuffare tre dei quattro componenti del gruppo (all’appello manca un 17enne che risulta indagato). L’operazione si è svolta fra i Comuni di Sorso, San Gavino Monreale e Samassi. All’appello manca anche la refurtiva (alcune catenine d’oro per poche migliaia di euro di valore). Gli arresti arrivano nel pieno del mese Mariano, dedicato appunto ai riti religiosi e civili in onore della Beata Vergine che apparve a un muto nel 1208. L’attività investigativa ha permesso all’autorità giudiziaria di emettere tre ordinanze di custodia cautelare a carico di due donne e un uomo. Nei giorni scorsi Elisabetta Milanovic e Maria Jovanovic sono state condotte nella casa circondariale di Uta, mentre Armando Nikolic, residente a Sorso, è finito agli arresti domiciliari.
I testimoni. I ladri sono entrati e usciti in pochi minuti senza curarsi delle persone che transitavano nel sagrato della chiesa dei Cappuccini e di alcuni anziani che stazionavano nella zona e che hanno così potuto assistere alla fuga in auto dei malviventi. È stato come un dentro e fuori durato pochissimi minuti, compresa l’arrampicata sull’altare della chiesa per arrivare alla nicchia sacra e arraffare tutto l’oro possibile (poco in verità).
Le indagini. I ladri avevano pianificato il furto in tutti i dettagli ma si sono scordati di passare dall’elettrauto. Sì perché la banda è stata tradita da un fanalino posteriore sinistro rotto: è l’epilogo rocambolesco di una vicenda quasi comica, cui è seguita però un’accurata indagine durata oltre due mesi, e che ha permesso di assicurare alla giustizia tre membri della banda. Per i militari di Sorso cercare una vecchia Clio grigia con un danno talmente comune dev’essere stato un po’ come cercare il classico ago nel pagliaio. Ma ci sono riusciti. Dopo una serie di indagini estese a tutto il territorio isolano, i carabinieri hanno rintracciato la vettura a San Gavino Monreale, nel Medio campidano. Gli uomini del comandante Masala hanno quindi incrociato dati e precedenti di tutte le persone che a vario titolo utilizzavano l’automobile. Dopo di ché per le persone che transitavano fuori dalla chiesa è stato un gioco da ragazzi riconoscere i componenti della banda che avevano operato a volto scoperto. Le indagini hanno permesso di raccogliere prove sufficienti affinché il pubblico ministero potesse formulare le tre ordinanze cautelari, in seguito disposte dal Gip ed eseguite dagli stessi militari. La refurtiva - catenine d’oro per poche migliaia di euro - non è stata ancora ritrovata. Ora gli sforzi degli inquirenti sono focalizzati su un quarto uomo, un minorenne, attorno il quale il cerchio si stringe di giorno in giorno.
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