Uccise con un tronco di legno la madre, condannato a dodici anni
Il giudice ha riconosciuto all’imputato 41enne Gianni Cadau (reo confesso) il vizio parziale di mente
NULVI. Dodici anni di carcere e un periodo post penam da trascorrere in una casa di cura. Il giudice Antonello Spano ha letto il dispositivo della sentenza nel processo dove era imputato Gianni Cadau, il 41enne che ad agosto dell’anno scorso ha ucciso a Nulvi la propria madre Giovanna Serusi di 83 anni colpendola con un tronco di legno. Il giudice ha riconosciuto a Cadau il vizio parziale di mente. Il suo avvocato di fiducia Antonella Pulina aveva chiesto in primis l’assoluzione sostenendo che il quarantunenne fosse una persona totalmente incapace di intendere e volere al momento in cui colpì a morte la mamma, e in via subordinata che venisse applicato il minimo della pena. Mentre il pubblico ministero Mario Leo aveva chiesto per Cadau 14 anni di carcere, due in più rispetto a quelli inflitti ieri dal giudice.
Il processo si è svolto con rito abbreviato subordinato alla perizia psichiatrica, nell’udienza del 20 marzo l’avvocato Pulina aveva sostenuto che la relazione effettuata dal consulente del pm fosse contradditoria (il consulente aveva concluso che la capacità di intendere e volere non poteva ritenersi esclusa ma risultava invece “grandemente scemata”). L’istanza di rito abbreviato condizionato era stata rigettata e da quel momento si è andati avanti con l’abbreviato secco. Il giudice Spano, però, alla luce delle eccezioni della difesa, aveva concesso il contraddittorio con il consulente del pm che era stato sentito nell’udienza del 17 aprile.
L’omicidio di Nulvi, per le modalità che lo avevano caratterizzato e per le persone coinvolte (una famiglia molto conosciuta, stimata e benvoluta), aveva destato scalpore in paese. Gianni Cadau, al rientro dalla Corsica dove lavorava in un ristorante, aveva ammazzato sua mamma colpendola più volte alla testa con un tronco che aveva preso tra il mucchio di legna accatastata nella cucina rustica al piano terra della casa a due piani. Un gesto compiuto senza un’apparente spiegazione. Il quarantenne da tempo soffriva di problemi psichici e prendeva anche delle pastiglie per curarsi. Consapevole, probabilmente, del fatto che quella malattia avrebbe potuto causargli molti problemi.
A un certo punto, però, sembra avesse interrotto la terapia. Non aveva voluto vedere subito la madre appena arrivato in paese e infatti aveva passato la notte a casa di una sorella. Il giorno dopo era andato a trovarla e lei aveva notato qualcosa di strano negli occhi di quel figlio da tempo un po’ problematico. Forse per la prima volta aveva avuto paura di lui e infatti aveva chiamato l’altra figlia al telefono chiedendole di raggiungerla a casa. Ma lei non aveva fatto in tempo a salvarla, aveva trovato sua madre a terra, piena di sangue, in fin di vita. Nel frattempo Gianni, in stato confusionale, si costituiva nella caserma dei carabinieri di Nulvi. Ai carabinieri aveva detto di raggiungere la casa doveva viveva sua madre.
Anche ieri mattina, così come nelle precedenti udienze del processo, erano presenti tutti i familiari che hanno affrontato tutta questa storia con grande dignità. Avevano deciso di non costituirsi parte civile contro quel fratello che ora dovrà trascorrere un lungo periodo in carcere.
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