Avis, sede chiusa l’edificio comunale non è a norma
PORTO TORRES. Ieri - giorno settimanale in cui avviene la raccolta di sangue da parte dei donatori – la sede dell’Avis di via Azuni è rimasta vuota: di fronte all’immobile c’era infatti parcheggiata...
Ieri - giorno settimanale in cui avviene la raccolta di sangue da parte dei donatori – la sede dell’Avis di via Azuni è rimasta vuota: di fronte all’immobile c’era infatti parcheggiata l’autoemoteca provinciale, con medici e infermieri, che ha prestato assistenza ai circa quindici donatori che si sono presentati a donare il sangue.
Il problema è che l’accreditamento a livello regionale della sede doveva avvenire entro il 30 giugno, e il Comune ne era informato da mesi, ma nonostante l’impegno di dirigenti e volontari Avis la struttura cittadina di via Azuni allo stato attuale è considerata non idonea come centro per donazioni. L’edificio di proprietà comunale è infatti obsoleto, non sono a norma impianti elettrico e idraulico, manca il servizio igienico per portatori di handicap e non sono mai state abbattute le barriere architettoniche.
Criticità strutturali che l’Avis aveva portato a conoscenza dell’ex amministrazione Scarpa e – negli ultimi due mesi – del commissario straordinario Giuseppe Deligia, chiedendo almeno l’autorizzazione ad intervenire come associazione per evitare la potenziale chiusura del servizio.
Mai nessuna risposta da parte del Comune, e meno che mai dopo 4 incontri di Avis e Consulta delle associazioni alla presenza del commissario e della dirigenza amministrativa dell’ente locale. «Nel primo incontro il commissario aveva mostrato disponibilità a venire incontro alle esigenze dell’Avis – ricorda il presidente della Consulta Adonella Mellino -, prendendo in esame il progetto di ristrutturazione e l’ipotesi di convenzione per una durata di 20 anni». La situazione è cambiata radicalmente, e inspiegabilmente, dopo il quarto incontro col commissario e la struttura amministrativa: «Deligia ci aveva detto che erano iniziati i comizi elettorali – aggiunge il presidente Avis Paolo Sciuto – e che non poteva firmare atti: abbiamo chiesto informazioni a un consulente legale a Cagliari, del Centro Sardegna Solidale, e ci ha risposto che quella motivazione era assurda». (g.m.)
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