«È colpa mia, non ho visto quell’auto»
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SASSARI. Una lesione al midollo e le complicazioni subentrate fin dai primi istanti successivi all’incidente non hanno lasciato scampo a Fabrizio Gastaldi, l’agente immobiliare sassarese di 44 anni rimasto vittima di un incidente nel parco acquatico di Sorso domenica scorsa.
Dopo sei giorni di agonia, trascorsi nel reparto di Rianimazione dell’ospedale civile di Sassari – e concluso il periodo di osservazione previsto dal protocollo – i medici hanno spento le macchine che lo tenevano in vita e i suoi familiari hanno dato il consenso per la donazione degli organi.
Per tutto questo tempo parenti e amici hanno sperato e pregato che Fabrizio aprisse gli occhi e tornasse a essere l’uomo solare di sempre. Ma le sue condizioni cliniche erano disperate. Troppo gravi le lesioni riportate dopo la caduta dallo scivolo Toboga. Stando al racconto di diversi testimoni, Gastaldi al termine del percorso elicoidale si era tuffato a testa in giù in una piscina a bassa profondità. Aveva quindi battuto sul fondo perdendo immediatamente conoscenza. A nulla erano serviti i tentativi di rianimazione dei bagnini presenti nella struttura. Avevano anche fischiato quando si erano accorti di quella “manovra” decisamente azzardata e soprattutto vietata dal regolamento. Ma era troppo tardi. I soccorsi del personale del parco acquatico sono stati tempestivi ed era intervenuto anche un medico prima dell’arrivo del 118. Poi la corsa al Santissima Annunziata e il ricovero urgente in Rianimazione. Ieri, le condizioni di Fabrizio si sono aggravate e in serata l’agente di commercio è morto.
«Vogliamo porgere le nostre condoglianze ai familiari di Fabrizio Gastaldi – ha detto Marco Pinna, direttore del Water Paradise – In questi giorni siamo sempre rimasti in contatto con loro e un nostro collaboratore andava in ospedale ogni giorno. Siamo profondamente scossi e addolorati. Da parte nostra questa tragedia non poteva essere evitata».
L’incidente, infatti, come è stato accertato anche dai carabinieri di Sorso, nulla ha a che fare con questioni legate alla sicurezza della struttura. Oltretutto in vent’anni di attività non si è mai verificato un episodio simile. «Abbiamo diciotto bagnini in servizio, due per ogni gioco. Mai avremmo pensato che una giornata così gioiosa per Fabrizio si potesse trasformare in una tragedia».
Ora i medici procederanno all’espianto degli organi, l’ultimo amorevole gesto di un uomo che nella sua vita, a detta di chi lo conosceva, non ha mai negato agli altri il proprio aiuto.
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